Interviste

Intervista a Stella Iasiello

Stella Iasiello nasce a Catania nel 1979 ma viene trapiantata in Irpinia, dove è cresciuta, qualche anno dopo. Ha pubblicato nel 2004 la raccolta Ho smesso di scrivere poesie (Il Foglio Letterario) e nel 2006 con il poeta romano Roberto di Pietro l’ebook Poesie il cui tema è una rovina (Kult Virtual Press). Dal 2017 entra a far parte (prima come referente per la provincia di Avellino e successivamente come coordinatrice regionale) del collettivo di arti performative CASPAR – Campania Slam Poetry, col quale organizza eventi ed altre operazioni poetiche. Nel tempo libero lavora come libera professionista per biblioteche e archivi.

Ciao Stella, benvenuta. Per cominciare, partirei dagli inizi: come ti sei avvicinata alla scrittura e alla parola?

Ciao Isidoro e grazie per avermi voluta intervistare! Ho sempre sentito una forte spinta artistica dentro di me — o forse dovrei dire espressiva — ho sempre infatti provato a scrivere, suonare uno strumento, disegnare e dipingere fin da molto piccola. Ricordo di aver già vinto un premio di scrittura (in denaro! Compenso che non avrei mai più rivisto nella mia vita associato all’espressione artistica…) tra gli ultimi anni delle elementari e gli inizi delle medie, e proprio per una poesia! Già da piccola amavo molto leggere e trovavo la parola potentissima, perché mi permetteva di creare mondi con la mia immaginazione e soprattutto mi dava modo di costruirmi un rifugio in cui tornare quando mi sentivo sola e incompresa. Il nucleo della mia poetica fin da allora era già di tipo esistenziale e per anni ho utilizzato la scrittura proprio per cercare di capire chi fossi, soprattutto in relazione al fatto che la mia sensibilità non sembrasse adatta al mondo che mi circondava.

Il tuo incontro con lo slam è avvenuto in due fasi, con un primo attraversamento molto distante temporalmente dal secondo. Puoi raccontarci un po’ queste tue due prime volte?

Sì! Ho partecipato al primo slam nel 2007, quando la LIPS ancora non esisteva! Fu Maria Elena Napodano, che sapeva scrivessi poesie, a invitarmi a questa serata che prevedeva una competizione poetica, ma a dir la verità ci andai senza capire bene nemmeno io di cosa si trattasse! La serata Libera Poesia si svolse l’11 gennaio nel locale dell’associazione SegniInversi che si chiamava Gusto; era inserita in una rassegna di poesia (curata da Domenico Cipriano e Raffaele Barbieri) e teatro (curata da Enzo Maragelo) chiamata Quotidiana-Mente, tenutasi dal novembre 2006 al febbraio 2007. Sono riuscita a risalire a questi dati grazie dei miei post sul blog di Splinder (ora migrato su WordPress) che avevo all’epoca… Scrivevo infatti il 10 gennaio 2007: “Domani, intorno alle 21.00, potete trovarmi ad Avellino presso GUSTO, in via Luigi Amabile 22. Parteciperò alla mia prima (e probabilmente ultima…) slam poetry, ovvero una gara in cui i poeti duellano a colpi di poesia. Nonostante il mio pessimo spirito competitivo, siccome voglio, intensamente voglio, il premio in palio (una bottiglia di vino che gentilmente dividerò con chi mi aiuterà a conquistare la vittoria), vi prego di accorrere numerosi a far salire vorticosamente il mio “applausometro”. L’ingresso è gratuito, vi aspetto.” (https://kindas.wordpress.com/2007/01/10/post-930/). E il 12 gennaio: “Nulla potei contro una signora che recitava a memoria poesie in dialetto napoletano: seconda su dodici (qualcuno mi avrebbe confessato in seguito che non avrebbe concorso con un poeta dialettale neanche morto). Ma. Vincitrice morale, mi accaparrai lo stesso consensi e complimenti e soprattutto BOTTIGLIA da parte del gestore della vineria, piacevolmente colpito dal mio stile. Risate. Dubbi sul miele di acacia e la marmellata di mele. Qualche poeta raffinatamente offeso. Consigli (dovresti scrivere per il cabaret). Laerte che mi accompagna al pianoforte (o io lui?!?) mentre canto in loop gli unici tre versi che ricordo di Napule è (Napul’è ‘na carta sporca/’E nisciune se n’emporta/Ed ognuno aspetta a ‘ciorta…). Una serata, insomma, messa lì per me, una volta tanto. Grazie a chi c’era, a chi avrebbe voluto esserci, a chi mi ha pensato, a chi mi ha ispirato, ai poeti mediocri, a me stessa. Dedico la semivittoria al capretto calabrese.” ((https://kindas.wordpress.com/2007/01/12/post-931/).

“Prima e probabilmente ultima slam poetry…” A pensarci adesso mi viene da ridere, ma all’epoca pensavo davvero che fosse l’ultima. Tanto è vero che, nonostante la serata piacevole, non rimasi folgorata al punto da voler continuare a partecipare o addirittura ad organizzare un poetry slam; infatti dimenticai quell’episodio… almeno fino al 2017! Nel febbraio del 2017 infatti – ero da poco stata mollata e avevo bisogno di cambiare aria, zona, interessi, conoscere persone nuove… – vidi questa call su Facebook (nel frattempo la tecnologia era andata avanti!) e mi iscrissi anche questa volta senza capire bene a cosa stessi andando incontro e soprattutto avendo completamente rimosso l’esperienza precedente. Lo slam era a Benevento, in un locale bellissimo che si chiamava Bukò Circolo Virtuoso, organizzato da Caspar (Francesca Mazzoni, Vittorio Zollo, Andrea Maio). A quello slam arrivai ultima, ma lì ci fu la folgorazione totale verso questa “disciplina”, anche se tutt’oggi non saprei dire cosa effettivamente questo secondo slam smosse in me in modo particolare. Forse semplicemente, dopo dieci anni, ero pronta! A quel tavolo da gioco c’erano i futuri membri di Caspar, oltre ai già citati organizzatori: Eddie Verso (Nello Luciano), Maria Pia Dell’Omo, Francesca Saladino, Claudio Lamberti, Daniela Allocca e naturalmente io, ma non solo… Anche nel pubblico c’erano alcuni futuri membri, tra cui Alfredo Martinelli, Antigone (Eugenia Giancaspro), Paolo Varricchio, Fabio Napodano (che era presente anche allo slam del 2007 di Avellino!). Insomma, veramente quella sera si gettarono le basi del movimento di poetry slam campano a livello regionale.

Con l’incontro avvenuto durante quella serata è anche scattata la scintilla che ha portato Caspar a svilupparsi sull’intero territorio campano: come è avvenuta questa trasformazione, e qual era lo stato precedente del collettivo? Viceversa, come si è poi evoluto fino ad arrivare ad adesso, tempo in cui è tra le realtà più longeve in Italia?

Come ho già detto, quando nel 2017 tornai a contatto col poetry slam, Caspar già esisteva ed era stata fondata nel 2014 da Francesca Mazzoni, Vittorio Zollo e Andrea Maio. Pur avendo già velleità regionali (Caspar è l’acronimo di Campania Slam Poetry Associazione Regionale), sostanzialmente si muoveva nel Beneventano con timide incursioni nel Salernitano. Sono stata proprio io a capire le potenzialità regionali della situazione, poiché ogni slammer del fatidico slam a cui partecipai a Benevento proveniva già da una delle cinque province della Campania: insomma, nel nostro piccolo, già coprivamo tutto il territorio. Nei giorni successivi li contattai tutti, telefonicamente o tramite social, uno per uno, per spronarli affinché ognuno si prendesse cura del proprio territorio sotto l’egemonia del poetry slam. E così è successo. Il collettivo del campionato 2017/2018, il primo interamente regionale, era formato da Stella Iasiello (AV), Nello Luciano (AV), Maria Pia Dell’Omo (CE), Francesca Saladino (CE), Vittorio Zollo (BN), Francesca Mazzoni (BN), Andrea Maio (BN), Eugenia Giancaspro (BN), Paolo Varricchio (BN), Claudio Lamberti (SA), Daniela Allocca (NA), Massimiliano Mazzei (NA). Ovviamente in questi dieci anni la formazione non è mai stata statica: i componenti hanno sempre subito delle “fluttuazioni” di risorse umane, anche improvvise. È stato un continuo andirivieni di gente che usciva, e magari poi tornava, per necessità familiari, di lavoro o di studio e, soprattutto, per trasferimenti fuori regione legati a tali necessità. Sinceramente non so dire come siamo andati avanti tutti questi anni: lo abbiamo fatto e basta. Non c’è mai stato un piano, e sicuramente non così a lunga gittata. Ad ogni campionato, semplicemente, ci contavamo e andavamo avanti, felici di fare qualcosa che ci faceva stare bene e che, ci rendevamo conto, dava tanto — non solo in termini artistici, ma soprattutto sociali — al nostro territorio. Nel campionato di quest’anno 2025/2026 siamo stati solo in tre (io, Alfredo Martinelli e Manuela Forgione), eppure abbiamo realizzato un numero di tornei e slam superiore a tutti gli altri collettivi presenti adesso in Campania, pur muovendoci solo sulle zone interne dell’Irpinia e del Sannio.

Una cosa che trovo molto interessante è che anche sulla scena voi vi muoviate collettivamente, che sia con spettacoli di gruppo o con un disco a più voci di poesia in musica. Da cosa nasce questa vostra volontà di far gruppo?

Credo che la particolarità del movimento slam campano sia avere poetiche molto personali, particolari e riconoscibilissime, poco inclini a “ricalcarsi” e anzi molto consce del voler distinguersi e differenziarsi dalle altre, e che questo emerga proprio nel confronto reciproco. Ci viene naturale quindi organizzarci collettivamente in progetti più o meno estemporanei, come se fossimo una piccola compagnia teatrale che però non ha mai un cast e uno spettacolo fisso. Siamo molto elastici da questo punto di vista, in un certo senso “modulabili”: portiamo infatti in giro spettacoli che possono essere messi in scena con gli “attori” disponibili al momento, e non è mancata occasione in cui una semplice incursione in open mic di un elemento estraneo sia stata inglobata nello spettacolo. È ormai famosa l’introduzione di Pasquale Foggia, che in genere ci accompagna come fotografo, nelle performance di Alfredo Martinelli: improvvisamente rompe la quarta parete e diventa voce fuori campo o personaggio tra il pubblico, suscitandone lo stupore. Insomma, la stessa performance collettiva per noi è fonte di ispirazione e una palestra continua che ci stimola a esplorare nuove forme di scrittura e soprattutto di performance. Per avere un’idea di quello che sto dicendo è possibile ascoltare il nostro disco Soggetti Volanti Non Identificati, l’album che abbiamo pubblicato il 1° aprile 2023 come collettivo insieme a Channel E3 (Marco Sica e Francesco Gallo) e Luigi Ferrara, disponibile in digitale sulle principali piattaforme.

In Campania, in questi ultimi anni, sono nate anche altre realtà che si occupano di poetry slam e affini. Qual è il rapporto che Caspar ha con loro, e com’è al momento la scena slam della regione?

Per tantissimi anni (dal 2017 al 2024), essendo l’unico collettivo di poetry slam LIPS in Campania, siamo sembrati una situazione molto strutturata vista da fuori, anche se all’interno eravamo pochissime persone. Non sempre è stato facile, soprattutto perché cercavamo di coprire un territorio vastissimo, quindi quando sono subentrati i nuovi collettivi siamo stati felici che qualcuno, in tal senso, ci aiutasse, anche perché così abbiamo potuto dedicarci a progetti artistici personali e di collettivo che prima era più difficile seguire a causa dell’organizzazione del campionato di poetry slam. In questo momento storico (campionato 2025/2026) il Coordinamento Campano di Poetry Slam è composto da sette collettivi: Diverbio (agro-aversano e napoletano), Flysch Fact (Sannio), Limen (Salernitano), Follie à Deux (napoletano), Sibilla (casertano-napoletano), PoeMare (salernitano-napoletano) e Caspar, naturalmente, che, come abbiamo detto, per ora, si muove di più su Irpinia e Sannio. I rapporti sono sicuramente di buon vicinato, contando appunto che anche nei nuovi collettivi ci sono fluttuazioni legate alle contingenze di vita e le situazioni cambiano abbastanza velocemente. Certo, con tutti questi nuovi collettivi abbiamo notato una sorta di “inflazione” delle partecipazioni rispetto all’offerta moltiplicata degli slam. Anche se abbiamo sempre “viaggiato” su un buon numero di slam annuali, prima l’attesa di quelli che c’erano era vissuta come un momento speciale; ora il fatto che ci sia la possibilità di partecipare a più slam sembra aver un po’ sminuito il valore della cosa. Ovviamente questa è solo una nostra impressione, ma credo che sia normale fisiologia.

Infine: Stella, se molte persone attraversano il linguaggio dello slam e le sue scene per poi riportarle in una dimensione più ampia che segua strade più personali, il tuo linguaggio sembra aver proprio trovato casa nello slam. Cosa trovi di così “tuo” in questo format, da renderlo preferibile ad altre vie?

Mah, non è che non abbia mai voluto raggiungere una dimensione più ampia e seguire strade più personali; più che altro direi che non c’è stato il tempo! Quando la dimensione artistica non è e non può essere prevalente nel quotidiano (e credo che questo sia un tema di discussione poco dibattuto all’interno del sistema artistico), non è così facile trovare il tempo per dedicarcisi, soprattutto perché mancano, le energie, le risorse economiche e le ispirazioni giuste. Sicuramente lo slam mi ha fatto uscire dalla dimensione della pagina cartacea, che trovavo indubbiamente molto stretta, ma ultimamente mi sono resa conto di essermi spesa anche “troppo” a livello organizzativo, penalizzando il lato puramente artistico. Infatti penso che mi prenderò un periodo sabbatico per riflettere su questo lungo percorso, durato ormai quasi dieci anni, e centrarmi di più sul lato artistico. Certo, come ultimo atto della mia lunga dedizione al poetry slam mi piacerebbe raccogliere parte del nostro lavoro in qualcosa di più concreto, come un’antologia del poetry slam campano: accarezzo da qualche anno quest’idea e forse è arrivato il momento di attuarla.