Eugenia Giancaspro, alias Antigone (Benevento, 1990), è linguista, interprete LIS e poeta. Dal 2016 lavora nel mondo della sordità, dell’inclusione sociale e dell’educazione. Dal 2018 fa convivere poetry slam e LIS, ha organizzato e tradotto eventi poetici e porta la poesia segnata in contesti nazionali e internazionali. È stata ospite, tra le altre cose, del Festivaletteratura di Mantova e dello Sky Inclusion Day. Vive e lavora a Benevento, viaggiando spesso per festival di poesia performativa in Italia e all’estero.
Benvenuta Eugenia, grazie per esser qui. In che modo hai sperimentato, negli anni, l’equilibrio nelle tue performance tra i tre canali del testo scritto, della performance fisica/vocale e dell’ulteriore strato di significati veicolato in LIS? Come si struttura, come si è andato strutturando, questo tuo linguaggio?
Prima di tutto scrivo senza intenti: una scrittura spontanea, guidata da qualcosa di inconscio, non del tutto definibile o identificabile. Il testo scritto poi lo fisso in memoria – mi risulta semplice, perché mi appartiene fin dall’inizio. Infine, la LIS (Lingua dei Segni Italiana) affiora in un secondo momento in modo naturale, mentre ripasso tra me e me prima di una performance. I segni per me hanno una funzione sia linguistica che estetica. Vige sempre la regola del fare ciò che mi viene spontaneo e naturale: segnare e parlare assieme è diventato qualcosa che non controllo più, mi viene semplicemente. Quindi, per risponderti in una frase: questo “mio” linguaggio non si struttura, ma emerge da quello che sono e da ciò che faccio – in maniera naturale, e inevitabilmente imperfetta.
In che modo il tuo linguaggio dialoga con altre forme di poesia sorda, come ad esempio il Visual Vernacular? Hai provato a sperimentare nel tuo percorso dei testi in cui la parola performata scompare per lasciare spazio solo al gesto?
Il Visual Vernacular non posso che ammirarlo: appartiene alla Cultura Sorda, e ha una potenza espressiva unica. Ho avuto modo di studiarlo e osservarlo attraverso video e performance per lavoro e per interesse personale. Se in qualche modo è entrato nel mio inconscio, non l’ho potuto governare. Nelle mie performance è raro che io segni senza la parola, ma ultimamente accade sempre più spesso. È bello lasciare spazio al segno, al corpo che parla da solo. Per chi non conosce la LIS, il segnato può apparire misteriosamente comunicativo. Posso solo citare il trailer di un film che amo, The Tribe di Myroslav Slabošpyc’kyj, in lingua dei segni ucraina, senza sottotitoli: perché l’odio e l’amore non hanno bisogno di traduzione.
È capitato che tu traducessi anche performance slam altrui in LIS, come alle finali nazionali in Toscana di qualche anno fa. Quali sono le variabili che tieni in considerazione, nel processo di traduzione, per veicolare col corpo tutte le sfumature di una performance?
Quando traduco una performance in LIS tengo conto di molte variabili: le sfumature di significato, le ironie, le figure di suono e quelle retoriche. Tutto è potenzialmente traducibile in LIS grazie al potere stupefacente del corpo segnico, delle espressioni del viso, delle rime visive, dei COS (componenti non manuali, elementi che solo i sordi possiedono) e dei classificatori – forme o configurazioni che le mani assumono per descrivere oggetti, persone, scene, animali… insomma, tutto. Sintetizzo così un discorso che meriterebbe un seminario intero per essere affrontato davvero.
È recente la tua collaborazione con Teatro Valdoca, compagnia di teatro di ricerca tra le più celebri in Italia. Com’è fare entrare in dialogo la tua ricerca artistica con quella di una coppia creativa come quella di Ronconi/Gualtieri, o col lavoro sonoro accurato di Lemmo? In quali direzioni avete desiderato andare, nel costruire questo spettacolo?
Mariangela e Cesare sono una coppia di artisti adorabile, visionaria e gentile. Con Lorella Barlaam inscenano il Teatro Valdoca da oltre quarant’anni, proteggendo e diffondendo la bellezza in molte forme diverse. Hanno un rispetto sacro per tutto ciò che riguarda la parola poetica. Collaborare con loro è stato semplice: basta essere se stessi, portare sul palco la propria individualità, affidarsi al regista, entrare nel testo attraverso le suggestioni di Mariangela e provare un sincero piacere nel pronunciare ogni singolo verso. Non sono dei virtuosisti della tecnica: sono artisti. Il che significa che la tecnica la padroneggiano d’istinto e che la loro ricerca è profonda, viscerale, in qualche modo accessibile. Mi hanno accolta nel loro teatro e io ci ho trovato una casa. Sogno una vita come la loro: costellata di arte e poesia, in una casa di campagna, in connessione con la natura e con gli animali. Grazie al Teatro Valdoca ho conosciuto attori straordinari che mi hanno lasciata inebetita di fronte alla loro sensibilità e padronanza di sé sul palco: Silvia Calderoni, performer ipnotica, dalla quale è letteralmente impossibile togliere gli occhi di dosso; Nico Guerzoni, attore a tutto tondo, generoso nel condividere dritte tecnico-stilistiche preziose; Giuseppe Semeraro, poeta oltre che performer, dai toni dolcissimi e intensi; e infine Sara Bertolucci, attrice sensibilissima, il cui canto avvolge e perturba allo stesso tempo. Dulcis in fundo, il musicista Lemmo: una persona unica, artista altruista. I suoi suoni “tra aztechi e temporali”, per citare lui stesso che a sua volta citava qualcuno di cui già non ricordo il nome (segni di una precoce demenza senile?), aprono paesaggi potentissimi. Credo che la sua musica sia destinata a grandi palchi e grandi registi. Abbiamo lavorato come Valdoca lavora da sempre: creando una relazione viva tra tutti i membri della compagnia, provando e riprovando tutto ciò che nasceva spontaneamente. Il risultato è un quadro che si muove, in cui i versi di Mariangela vengono vivificati da voci diverse e da corpi in azione. Per quanto mi riguarda, ho portato in scena i miei segni come un piccolo dono che possa testimoniare, anche solo simbolicamente, la conturbante e multiforme bellezza della comunità segnante.
È in partenza un tuo progetto assieme al Pio Istituto dei Sordi di Milano. Ce ne puoi parlare un poco?
Per quanto riguarda il mio nuovo progetto, la comunicazione ufficiale è in partenza, quindi posso solo anticipare che – grazie al Pio Istituto dei Sordi di Milano e all’associazione culturale Gramigna di Benevento – oltre che alla LIPS stessa! – stiamo per realizzare un laboratorio di poesia accessibile alle persone Sorde, quindi in LIS. Il progetto culminerà in un evento aperto e accessibile a tuttə, e tutto il percorso sarà documentato per dare vita a un piccolo video-libro o documentario, testimonianza viva di ciò che emergerà dal lavoro collettivo.