Interviste

Intervista a la papesse blonde

Buondì Flavia, benvenuta. Dunque, tu sei di ritorno da un periodo di vita in Spagna nel quale hai avuto occasione di esplorare la scena slam locale (e anche di farla dialogare con altre voci nostrane): come ti ci sei trovata? Come la racconteresti? Hai trovato sostanziali differenze con l’Italia?

hola, ¿qué tal, chico? muchas gracias por l’invito. buona lettura ai tuoi-miei-nostri-loro-dituttoilmondo lettor*. ebbene. apriamo le danze diamo inizio alla festa diamo inizio alla performance-non-performance all’intervista-non-intervista diamo inizio a questo prosimetro autopsicanalitico a questa seduta psicoterapeutico-poetica a questa newsletter a cui nessun* pensava di essere iscritt* a questa distruzione della consecutio temporum italiana a questo saggio in versi che non vanno a capo a questa lode all’autoreferenzialità ∙∙∙∙∙∙∙∙∙ all’autocitazionismo ∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙ alla morte. ∙∙∙∙ diamo inizio alla morte diamo inizio alla vita attraverso la morte e poiché non c’è vita senza morte ∙∙∙∙∙∙∙∙ dunque ∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙ cominciamo sì ∙∙∙∙∙∙∙ ma partendo dalla fine.

[…]

ora, quale destino ti attende?

lo chiedo alle carte,

l’Arcano senza nome

risponde: la Morte

trasforma il cammino del Matto

in spighe da falciare,

terreno arido alle sue spalle.

e un po’ ti spaventa

l’idea di una fine violenta,

ma sei caduta in errore:

nient’altro è che

rinascita e liberazione,

di tutte le cose principio trasformatore,

il passare dall’esistenza

all’essere con determinazione,

metamorfosi e nuova direzione.

non avere paura:

ogni fase di passaggio

conduce alla vita

preannuncia un’evoluzione

[…]

Sevilla (España), gennaio-giugno ’26. sono qui e se sono qui sana salva integra più o meno felice più o meno fiera più o meno piena di gioia più o meno leggera ∙∙∙∙ lo devo alla parola detta. più che esplorazione di una scena ∙∙∙ per me ∙∙∙ è stata salvezza ∙∙∙ è stata crescita. non era la prima esperienza di vita all’estero, ma è stata quella più matura. a Parigi ho scoperto la depressione o qualcosa di simile ∙∙∙ a Bordeaux ho scoperto un disturbo alimentare o qualcosa di simile ∙∙ [ché quando ti succedono non hai bisogno di una diagnosi per saperlo ∙∙∙ (lo sai e basta) ∙∙∙∙ ma nell’era dell’iper-diagnosticazione è meglio andare caut*]. in entrambi i luoghi ho conosciuto la solitudine. a Siviglia sono venuta a contatto con la mia imperfezione ∙∙∙∙∙∙ ed è stato bello. a essere leggera ∙∙∙∙∙∙ ed è stato bello. a volare ∙∙∙∙∙ ed è stato bello. e se è stato bello è stato solo grazie a una maggiore conoscenza e consapevolezza di me stessa. le esperienze passate mi hanno insegnato delle cose [che è la cosa più banale potesse venirmi in mente ora parlando di me e del mio passato ∙∙ (ma ho accettato questa intervista nel timore di non avere cose interessanti da dire, allora se così dovesse essere ∙∙∙∙∙ – e lo è, lo sarà – ∙∙∙∙∙ beh prendetevela con Isidoro)]. dicevo, la conoscenza di me. beh sì insomma a Parigi in piena “era covid” vivevo in una residenza universitaria a Bordeaux lontana dal centro con una proprietaria di casa anziana che voleva sostituirsi a mia madre ∙∙∙∙ tutte cose che mi hanno portato a chiudermi ancora di più in me stessa proprio in quelle esperienze in cui chiudersi in sé stess* è la prima cosa da non fare. a Parigi non mangiavo e non mi sentivo all’altezza a Bordeaux mangiavo troppo e continuavo a non sentirmi all’altezza. a Siviglia le cose sono andate diversamente ∙∙∙∙∙ sono stata io ∙∙∙∙∙∙ in maniera più o meno consapevole più o meno pensata ∙∙∙∙∙∙∙∙∙ a farle andare diversamente. ho preso una casa in centro con altre tre coinquiline, mi sono iscritta in palestra, ho iniziato a mangiare bene e con regolarità grazie alla mensa universitaria, ho scritto il mio Diario poetico dell’estraneo ∙∙∙ (una poesia al giorno per centocinquantadue giorni indagando la mia sensazione di estraneità, da cui è nata l’omonima performance)

Frame tratti dal video-performance Diario poetico dell’estraneo, 18 giugno 2026. Video credits: Fabio BoLa

∙∙∙∙ e soprattutto ∙∙∙∙ ho frequentato sin da subito l’ambiente slam spagnolo. per la prima volta nella mia vita, anche a distanza di chilometri da casa, sapevo perfettamente in quale luogo andare, dove restare, chi cercare ∙∙∙∙ insomma ∙∙∙∙∙ come sentirmi a casa, appunto. non è affatto scontato perché trovarsi a vivere per un periodo all’estero implica spesso e volentieri una messa in discussione anche dei propri confini – fisici, emotivi, caratteriali – e avere dei punti di riferimento saldi è importante e vitale ∙∙∙∙∙ ora lo so: prima cosa per cui la slam poetry mi ha cambiato la vita: avere sempre una comunità a cui potermi rivolgere, sentirmi parte di qualcosa, non sentirmi mai sola – che sia in Italia in Spagna o dall’altra parte del globo – poter condividere qualcosa di bello con persone altrettanto belle. in Spagna ∙∙∙ – come descriveva Lena Simonetti per Austria e Germania – la gara è strutturata in sole due manche di cui la seconda è la finale. ∙∙∙∙ nello specifico ∙∙∙∙ sono contenta di aver conosciuto l’ambiente sivigliano. ho incontrato Ignacio Jorge Viola e tutti i meravigliosi componenti del collettivo la fragua invisible che ∙∙∙∙∙∙ chi più chi meno ∙∙∙∙∙ mi hanno fatto sentire accolta. e Ignacio – che per chi non lo sapesse è Ignacio Perini, vicecampione argentino del 2016 – nell’organizzare e condurre i poetry slam si è inventato una modalità fuori dall’ordinario. ha avuto un’intuizione rara matura e consapevole su quello che davvero accade nell’ambiente slam con la competizione (ci dichiariamo tutt* – o quasi – poco competitiv* e diciamo di non farlo per vincere ∙∙∙∙∙ ma poi chi vince gira il mondo con la poesia ∙∙∙∙ e a chi ∙∙∙∙∙ siamo onest* ∙∙∙∙∙∙ non piacerebbe girare il mondo con la poesia?) ∙∙∙∙ nonché la capacità di osservare e fare tesoro di tutte le esperienze fatte nell’ambiente slam in giro per il mondo. contro la competizione ∙∙∙ si è detto ∙∙ aveva senso solo una cosa: intervenire sulla gara ribaltando tutto. e così ha introdotto due semplici ma potentissime ed efficaci regole: ∙∙ nella votazione della prima manche ∙ a votare sono cinque persone del pubblico di cui una lancia un dado a sei facce (con numeri dal 5 al 10) ∙∙ mentre nella seconda (e ultima) manche, ovvero nella finale a tre, a votare è tutto il pubblico che su dei bigliettini bianchi scrive l* propri* preferit* tra l* poet* arrivat* fin lì ∙∙∙∙∙∙ a vincere è il nome estratto a caso tra tutti i biglietti raccolti. penso che sia una dinamica molto interessante per due ragioni: ∙∙∙∙ elimina (o quantomeno riduce) la competitività tra poet* ∙∙∙∙∙ rispecchia la realtà, poiché nella vita non ce la si fa mai solo per merito ∙∙∙∙∙ – ci vuole anche culo. ∙∙∙ è stato molto significativo in questa cornice poter incontrare due grandi slammer italiani ∙∙∙∙ Gabriele Ratano e Francesco Olmastroni ∙∙∙∙∙ che avevo già incrociato alle finali nazionali di Agrigento 2025 (loro partecipavano, io ero nel pubblico a fare il tifo per Gionata Atzori) ma con cui all’epoca non c’era stato modo di conoscerci più approfonditamente. ∙∙∙ insieme abbiamo partecipato a Poesia en transíto, un evento di poesia orale tra Italia e Spagna ∙∙∙ ed è stato meraviglioso.

Poetry slam organizzato da la fragua invisible, momento finale. 15 aprile 2026

Il tuo percorso alla scoperta della parola performata ha inizialmente toccato varie fasi, potresti raccontarcele? Com’è infine arrivato l’incontro col branco Slammals, collettivo di cui tuttora fai parte?

Gallipoli, febbraio ’23. ∙ ancora ignara di che cosa fosse la slam poetry, mi trovavo nella fase della mia vita in cui a livello speculativo mi interrogavo sulla possibilità dei versi di uscire dal foglio e prendere vita nel corpo del* poeta ∙∙∙∙∙∙ un po’ come accade nell’arte contemporanea dagli anni ’60 con la performance ∙∙∙∙∙∙∙∙ la risposta mi fu data ∙∙∙∙ – tanto inconsapevolmente, quanto intensamente – ∙∙∙ da Francesca Mazzotta (italianista e poeta toscana) in occasione di una Notte bianca della poesia organizzata da Andrea Donaera in uno dei miei posti del cuore (ovvero la libreria indipendente Macarìa, che ahimé chiuderà a settembre 2026 – e mi chiedo: cosa succede al cuore se uno dei suoi posti chiude? chiude anch’esso e in parte si muore – e se avete voglia di lasciare una donazione per contribuire alle spese di chiusura lo potete fare da qui). ma tornando a noi, Francesca interpretava i suoi versi tratti da Gli eroi sono partiti (2021) e Per non sparire (2023) non solo con la voce ma con tutto il corpo ∙∙∙∙∙∙ fluttuando ∙∙ danzando ∙∙ facendosi lei stessa verso. la cosa mi emozionò moltissimo, io e Francesca restammo in contatto e quell’estate mi invitò a un laboratorio in Emilia-Romagna condotto da lei e Franca Mancinelli, al quale partecipai con entusiasmo.

Portico di Romagna, luglio ’23. festival delle arti Tutto il mondo è paese. la mia prima esperienza di condivisione di versi ∙∙∙∙ un gruppo meraviglioso un paesaggio meraviglioso un silenzio rumoroso la presenza costante del fiume ∙∙∙ la mia prima performance corporeo-poetica sotto la guida di Francesca ∙∙∙∙ il verde la montagna un bagno di notte in cascata ∙∙∙ animali ∙∙ e tra questi ∙∙∙∙∙∙∙ polpi lupi e formiche: ∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙ formiche

tessono trame ed intrecci

ripercorrine la traccia

avrai da sbrogliare

trentatré trecce

sulle tue braccia

Performance formiche, festival Tutto il mondo è paese. 23 luglio 2023

quello che è rimasto per fiorire: ∙∙ custodire e sacrificare.

in quell’occasione, ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere Giorgia Macrelli, in arte g.em, presente sia nel gruppo di lavori che come cantautrice ospite del festival. fu lei a parlarmi dei poetry slam, avendoci partecipato in passato nella sua regione.

Lecce, gennaio ’24. ennesima delusione d’amore ∙∙∙ ennesimo trambusto ∙∙∙ ennesimo momento di noia. per superarlo, decido di fare tesoro di quel seme che mesi prima aveva seminato Giorgia in me. ∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙ “sicuramente ci sarà un collettivo che li organizza nella tua regione” ∙∙∙∙∙∙∙∙∙ mi informo sulla realtà slam in Puglia ∙∙∙∙∙∙ a fine mese ci sarebbe stato un poetry slam nella mia città ∙∙∙∙∙∙ non ne avevo mai visto uno ∙∙∙∙∙∙∙ metto mano a qualche testo ∙∙∙∙ mi iscrivo ∙∙∙∙∙ ci vado ∙∙∙∙∙∙ terzo posto ∙∙∙∙∙∙∙ tutti i miei amici felici per me ∙∙∙∙∙∙ da casa mi parlano di un tentativo di truffa nei confronti di mia madre che in qualche modo riguardava me, ∙∙∙∙ non so ∙∙∙∙ non è importante ∙∙ a casa non sanno del poetry slam ∙∙∙ conosco Gionata Atzori che quella sera conduceva lo slam e a fine serata mi dice che avrebbe avuto delle cose da dirmi sul mio modo di performare ∙∙∙∙∙ (mesi dopo mi dice che secondo lui sono poco originale ∙∙∙∙ anni dopo mi rivela che era una tattica ∙∙ – riuscita – ∙∙∙ per stimolarmi a continuare e fare meglio). marzo ’24. Gloria Riggio è a Lecce per un workshop di poesia performativa all’interno della Urban week organizzata da alcune associazioni locali. ∙∙∙∙∙ sono giorni intensi, di totale immersione nei suoni e nei ritmi della slam poetry. credo che una delle voci per me più illuminanti e influenti scoperte in quell’occasione sia stata Monosportiva. ∙∙∙∙∙ difatti ∙∙∙∙ da quel momento ∙∙∙ la mia ricerca sulla parola detta è sempre stata anche rivolta alla parola con musica ∙∙∙∙∙∙∙∙∙ – ma di questo parlerò più avanti – ∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙∙ erano i miei ultimi giorni di magistrale e quel workshop fu determinante nel dare voce alle sensazioni di oppressione disagio e inferiorità nate in un ambiente competitivo come le scuole di merito e maturate nel corso degli antecedenti cinque anni. per la prima volta facevo i conti con un altro lato della slam poetry destinato a cambiarmi la vita: le cose ∙∙ se dette a voce alta ∙∙ possiedono una capacità trasformativa potentissima.

Puglia, luglio ’24 – oggi. poi arriva la proposta ∙∙∙∙∙ con Gionata era capitato di vedersi in altre occasioni ∙ – open mic e altri eventi di poesia – ∙ in cui si era discusso della possibilità della poesia come strumento di creazione di comunità ∙∙∙∙∙ a Slammals mancava qualcuno fisicamente presente e attivo su Lecce, mi dice ∙∙∙∙∙∙ ed eravamo a Porta Rudiae ∙∙∙∙∙ e io non ci credevo e non capivo ∙∙∙∙∙∙ perché io? ∙∙∙∙∙ mi sono appena avvicinata a questo mondo non so nulla della slam poetry in Italia sono così piccola e noiosa non so nulla del mio futuro perché io perché ora perché? ∙∙∙∙∙∙∙ non so dove sarò il prossimo anno, gli spiego ∙∙∙ – prendo tempo – ∙∙∙∙∙∙ di fatti quell’anno mi ero avvicinata alle arti performative, grazie a due esperienze di stage e volontariato nell’ambito dell’organizzazione dei festival di Domus Artist Residency a Galatina e dell’associazione Congerie a Valle Cascia. avevo in mente di iscrivermi a teatro e arti performative a Venezia ∙∙∙∙∙∙∙∙ mi iscrissi al concorso ∙∙∙∙ passai ∙∙∙∙ ma vinsi inaspettatamente anche il dottorato a Lecce ∙∙∙∙ decisi di restare ∙∙ di far parte di Slammals. da allora non sono capace di immaginare un futuro lontana dalla mia terra e senza far parte del collettivo.

per molto tempo non capii. gli altri componenti di Slammals avevano una narrazione di sé che mi sembrava non riguardarmi ∙∙∙ [si dicono avere la cosiddetta “presa a bene” ∙∙∙∙ si dicono branco di lupi ∙∙∙∙ si dicono annusarsi e riconoscersi come da un sesto senso ∙∙∙∙ (come posso entrare a far parte di Slammals? ∙∙∙ non si può) ∙∙∙∙∙ ma allora ∙∙∙ di nuovo ∙∙∙∙∙ perché io?] ∙∙∙∙∙ il primo anno è stato tutto un interrogarmi sulla mia legittimità all’interno del gruppo ∙∙∙∙ ora è diverso ∙∙∙∙∙conosco il mio potenziale, riconosco il mio contributo ∙∙ ma soprattutto ∙∙∙ so quanto idealmente ed energeticamente siamo fatti a incastro. all’inizio non l’avrei detto ma ∙∙∙ – per quanto strutturalmente composto perlopiù da uomini – ∙∙∙∙ Slammals resta l’esperienza meno patriarcale che abbia mai fatto in tutta la mia vita [e di gruppi e collettivi e associazioni (anche femministe, anche separatiste) ne ho conosciute nel corso degli anni!] ∙∙∙∙∙ ma con Slammals è diverso ∙∙∙∙ andiamo oltre le apparenze ∙∙ siamo un’esperienza totalmente orizzontale: ∙∙∙ ognuno fa quello che può quando può come può ∙∙∙ non esistono capi né gerarchie né ruoli prestabiliti ∙∙∙∙ che tu sia la new entry o tra i fondatori la tua opinione conta sempre e in egual misura ∙∙∙∙ non esiste competizione ∙∙∙ la sola cosa che ci interessa è fare poesia poesia poesia solo poesia ∙∙∙∙ nonostante i quasi dieci anni di storia – per scelta – non ci siamo mai costituiti come associazione ∙∙∙∙∙ tutto avviene in maniera così lineare spontanea trasparente ∙∙∙∙ non litighiamo quasi mai ∙∙∙∙∙ funzioniamo benissimo così.

par contre, siamo costretti a vivere un altro tipo di verticalità ∙∙∙ (più letterale) ∙∙ – quella geografica. ∙∙ nati nel sud del sud dei santi o poco più su, siamo vittime di una questione meridionale mai del tutto risolta. l* slammer di tutta Italia in Puglia non arrivano ∙∙∙ è troppo lontano ∙∙∙∙ siamo coscienti del fatto che la motivazione principale sia logistica, ma cosa credete? che spararci 15h di treno o di bus viaggiando anche di notte pur di spendere meno ∙ – ma comunque spostarci per e con la poesia – ∙ per noi ∙ non sia faticoso? ∙ [e(p)pure bellissimo] ∙∙∙ [e(p)pure necessariamente limitato rispetto a quanto si vorrebbe ∙∙ a quanto si dovrebbe ∙∙ – si dovrebbe?] ∙∙∙∙ ma ∙ torniamo a noi. alcune conseguenze di questa mancanza di scambio in Puglia (e io direi in quasi tutto il Sud): ∙∙∙ un paio negative: ∙∙ 1. vediamo che le cose accadono, ma noi ne restiamo inevitabilmente fuori ∙∙∙∙∙∙∙∙ 2. ci sentiamo: esclusi/poco visti/poco (ri)conosciuti ∙∙ – perché come si fa a capire il valore delle cose se non le si conoscono? ∙∙∙∙∙∙ un paio positive: ∙∙∙ 1. l* nostr* rappresentanti alle finali nazionali, a differenza di altri coordinamenti, sono/sono stat* sempre/più o meno sempre espressione autentica del territorio ∙ (bellissima l’idea di abbattere muri confini e barriere con la poesia, ma se esistono i coordinamenti e le relative aree geografiche di riferimento, ∙ che senso ha mandare in finale una persona totalmente estranea alla suddetta area? ∙ girare l’Italia con il solo obiettivo di avere più possibilità di arrivare in finale: ecco cosa reputo opportunista e poco vero ∙∙∙ – caratteristiche che poco si addicono a chi dice di amare la poesia – ∙∙∙ insomma, ci importa poco che in finale nazionale vada a rappresentarci l* più brav* slammer d’Italia, noi preferiamo l’autenticità di un’azione che si porta avanti tutto l’anno) ∙∙ 2. l* slammer pugliesi ∙∙ – appartenenti o meno a Slammals – ∙∙ sono meno influenzat* dalle logiche competitive presenti in altri posti, scrivono meno pensando a ciò che funziona e ∙∙∙∙∙ tendenzialmente ∙∙∙∙∙ si concentrano di più sulla ricerca della propria personale voce, spesso arricchita valorizzata direzionata da alcuni nostri workshop di poesia orale dove non insegniamo ∙∙∙ e mai lo faremo ∙∙∙∙ a performare in un certo modo, ma a scoprire le potenzialità di ciascun*. l’obiettivo non è mai ∙ vincere ∙ (ma per davvero). semmai giocare con la poesia ∙∙ divertirsi con la poesia ∙∙∙ scoprirsi con la poesia ∙∙∙ creare comunità con la poesia. ∙∙ la poesia ∙∙∙ per noi ∙∙∙ deve arrivare in tutti quei posti in cui non (v’)è d’abitudine ∙∙∙∙ le strade le piazze le borgate di periferia e ∙ – obiettivi della prossima stagione – ∙∙ le carceri e le scuole ∙∙∙∙∙ quando si ha questa bandiera, questa missione comune ∙ (l’esser pirati nomadi e briganti) per forza di cose la gara passa in secondo piano ∙∙∙∙∙ quando alle finali nazionali 2025 ad Agrigento, Gionata Atzori ha concluso la sua semifinale chiamando sul palco Sophie Stablein e me ∙∙ (ovvero, autosqualificandosi) ∙∙ per cantare il nostro inno Lido libido ∙∙ tutt* hanno inneggiato alla rivoluzione. ∙∙∙ quello che non sapevano è che quella cosa lì ∙∙∙∙∙ per noi ∙∙∙∙∙ era la normalità.

Gionata Atzori porta Lido Libido come secondo brano in semifinale nazionale. Agrigento, 29 agosto 2025

Oltre ad aver esplorato recentemente lo spagnolo, esplori la scrittura in diverse lingue, compreso il dialetto delle tue zone. Qual è il ragionamento sul linguaggio che ti porta a operare la scelta del come farai parlare una tua poesia?

me dici “quistu”

cu me cunti de ‘na cosa

comu l’amore

e però nu lu nomini

pircé te face paura

iò te dicu

“mena scindi per favore”

ca cu te pensu

sta se nde esse lu core

s’il te plaît, mon amour

je suis là

près de toi

tie nun ce cridi

ca no’ si’ comu all’addhri

e iò cu te rassicuru

nu so’ capace

j’suis désolée

voilà toutes mes excuses

te spettu, sì

tantu lu tegnu quai intra

ton parfum et ta morsure

sur mon corps

tutti li giurni

fino a quandu no’ torni

à travers mon corps

au-delà de mon corps

d’intra lu collu

de fore alli polsi

e puru de sutta

t’es à coté de moi

t’es au fond de moi

nun ce stae addhru

ca me ‘mporta

rispetto al momento creativo, direi: suono e istinto. ∙∙∙∙∙∙ a posteriori, riconosco dell’altro: un senso un principio di causa-effetto ∙∙∙ un ragionamento incosciente ∙∙∙∙ una scelta precisa. è probabile ∙∙∙∙∙ direi ∙∙∙∙∙∙ che la mia mente attribuisca al dialetto salentino le emozioni più profonde, quelle delle ‘ntrame (letteralmente “le viscere”), la passione ∙∙ all’italiano la razionalità, il ragionamento logico ∙∙∙ al francese la sensualità, le emozioni più dolci ∙∙∙∙ allo spagnolo la praticità, la materialità. ∙∙∙ non è una legge, ma spesso si verifica ∙∙∙ è quasi come se avessi interiorizzato i significati dei semi negli arcani minori ∙∙∙ (tarocchi: altra mia grande passione) ∙∙∙ e li avessi resi miei nel linguaggio

bastoni → fuoco → creatività, lavoro, passione → dialetto salentino

spade → aria → mente, sfide, raziocinio → italiano

coppe → acqua → sentimenti, relazioni, intuitività → francese

denari → terra → mondo materiale, lavoro, finanze → spagnolo

doverosa la riflessione sull’adozione del dialetto: ∙∙∙ per me che è Muttersprache ∙ – lingua madre, nel senso e nella concezione heideggeriani – ∙ risulta evidente quando viene utilizzato come espediente esotico per attirare l’attenzione del pubblico. trattandosi di una lingua principalmente parlata, è inautentico quando a inserire un dialetto del Sud nei testi ∙∙∙ – tendenza ahimé abbastanza diffusa – ∙∙ è chi ha sempre vissuto al Nord e non ne ha mai fatto uso quotidiano. ∙∙ diventa trovata commerciale e funzionale alla fascinazione ∙∙∙∙∙∙∙∙ un po’ alla Rosalia, che evidentemente non apprezzo.

Tra i tuoi ultimi esiti c’è la recente uscita di un EP di poesia in musica legato ad una performance omonima. Com’è nato e come si è sviluppato questo progetto?

Ruffano, estate ’25. vengo selezionata tra l* artist* della programmazione di un festival che si sarebbe tenuto nella seconda metà di settembre nel sud Salento dal nome Una perdita di tempo ∙∙∙∙ al momento del colloquio per la selezione dichiaro che mi sarebbe piaciuto cogliere quell’occasione per conoscere del* musicist* e avviare delle collaborazioni nell’ambito della spoken music ∙∙∙∙∙ durante i mesi di preparazione al festival ∙∙∙ in estate ∙∙∙ l’associazione organizzatrice favoriva gli incontri tra di noi attraverso talk eventi e mostre itineranti ∙∙∙∙∙∙ in uno di questi mi esibii con delle letture ∙∙∙∙∙∙∙ Gianni Morciano (in arte stesk) e Alice Isnardi, anche loro nella line up del festival, dopo avermi ascoltato in quella tappa, mi contattano perché alla ricerca di poetautorscrittor* con cui sperimentare nella poesia musicata ∙∙∙∙∙∙∙∙∙ ovviamente dico di sì ∙∙∙∙∙∙∙∙∙ quando iniziamo a scambiarci idee informazioni prospettive, mi rendo subito conto della bellezza delle sinergie perfette ∙∙∙∙ del trovarsi con le persone giuste nel posto giusto al momento giusto ∙∙∙∙∙∙∙ e che i testi le immagini le visioni a cui avevo dato vita si inserivano perfettamente nel linguaggio sonoro con cui si esprimevano Gianni e Alice (due musicisti eccezionali) ∙∙∙∙∙∙ il tema del festival era ∙∙∙ abitare ∙∙∙∙∙ (così scelgo un paio di vecchi testi che lo indagavano: ∙∙ macare, sulle antiche streghe del Salento ∙∙∙∙ e poesia meditativa, sull’abitare il corpo) ∙∙∙∙∙ per una serie di sfortunati eventi finiamo per non esibirci mai tutti e tre insieme quell’estate né a settembre, ma in coppie ogni volta diverse ∙∙∙∙∙∙∙ io e Gianni ∙ nello specifico ∙ apriamo quell’edizione del festival ∙∙∙ la performance in realtà si chiamava macare e altri racconti ∙∙∙ – fu molto emozionante –

everywhere, marzo-aprile ’26. anche se il progetto nasce innanzitutto come performance live ∙∙∙∙ (ed è lì che diamo il meglio di noi ∙∙ – veniteci ad ascoltare -) ∙∙∙∙∙ decidiamo di pubblicare un EP che ha il mio stesso nome d’arte ∙∙∙∙∙ la papesse blonde ∙∙∙∙∙ abbiamo fatto tutto a distanza ∙ (asse Torino-Siviglia) ∙∙ per cui niente prove, niente sala registrazioni, mancano alcuni strumenti e la registrazione della mia voce è stata fatta con un cellulare ∙∙∙∙ ma personalmente – per quanto non esaustive – amo queste soluzioni punk ∙∙∙ (le trovo tremendamente autentiche – dicono dell’esigenza e dell’urgenza, prima di ogni cosa -) ∙∙∙∙∙∙ ad ogni modo, lo potete trovare su SoundCloud, Spotify ed Apple Music.

Torino, giugno ’26. infine, arriva la recente esperienza all’interno del Metronimìe Festival. è stata una grande emozione poter aprire una delle cinque serate della VI edizione ∙∙∙∙∙ far parte per la prima volta di un festival riconosciuto a livello nazionale nell’ambito della parola detta e della parola con musica ∙∙ passare – in pochi anni – dal frequentare questo tipo di situazioni con un pass volontar* al farlo con quello per l* artist* ∙∙∙∙ siamo stati molto soddisfatti di come sia andata la performance e anche dei feedback ottenuti. pare sia stato molto immersivo, che era quello che speravamo di creare.

ma come accennavo anche prima ∙ l’avvicinamento alla spoken music non è recente, anzi ∙∙∙∙ esso è avvenuto ∙∙∙∙ in diverse forme, diversi progetti e con diverse collaborazioni ∙∙∙∙ quasi da subito.

Lecce e dintorni, giugno ’24. inizio a sperimentare da sola con la lettura ad alta voce su basi musicali ∙∙ – perlopiù tremende – ∙∙ recuperate da internet. settembre ’24. in una camera di fronte a Porta Rudiae nasce ∙∙∙ e poco dopo muore ∙∙∙∙ il duo lamorsure (elettronica e voce) che decide di partecipare al Premio Dubito di quell’anno, caricare qualche traccia su SoundCloud e poi sparire nel nulla. dicembre ’25. da una serata sulla parola detta organizzata dal Fondo Verri nel mese di luglio nasce l’audiolibro La poesia detta (spagine), a cura del Fondo Verri e con musiche di Nick Gambino. tra gli altri, anche un mio intervento poetico in dialetto. infine, settembre ’25. la mia prima collaborazione nell’ambito della spoken music all’interno del festival a Ruffano di cui sopra ∙ in realtà ∙ è con Leonardo Vita, altro polistrumentista spaziale. insieme abbiamo dato vita a Rosario eco-poetico, una preghiera laica rivolta agli elementi naturali del paesaggio locale. ∙ io curo testi e gesti performativi, Leonardo le musiche. ∙ il pubblico diventa gruppo di fedeli partecipe al rito. ∙∙∙ si trattava di un lavoro embrionale ∙∙∙ abbiamo ancora voglia di lavorarci all’interno di residenze artistiche o chissà cosa ∙∙∙∙ ma è stato molto soddisfacente.

Performance Rosario eco-poetico. Una perdita di tempo festival. Ruffano, 20-21 settembre 2026

Un altro territorio che esplori e studi è quello della filosofia, che cerchi in parte di far dialogare con la tua pratica poetica. Quali sono i punti di contatto su cui stai lavorando?

da diversi anni mi occupo di filosofia pratica (o applicata). sono attualmente iscritta al III e ultimo anno del Master in Counseling Filosofico e Pratiche Filosofiche di Torino e anche nella mia indagine dottorale sto tentando di approfondire la tematica tramite un taglio più scientifico. ∙∙ per chi non lo sapesse ∙∙ l* counselor filosofic* è una figura che guida ∙ una persona ∙ una coppia ∙ o un gruppo ∙ in un percorso di tipo etico-esistenziale e maieuticamente aiuta a tirar fuori e chiarificare la propria visione del mondo. ∙∙∙ nasce come reazione alla filosofia accademica troppo chiusa e distante dalle esigenze delle persone, ma si distanzia anche dalla psicoterapia poiché non indaga le cause ∙∙ non fa diagnosi ∙∙ non segue un metodo scientifico ∙ è più orientata al progetto esistenziale che al passato psicologico del soggetto.

sia la filosofia applicata che la poesia performativa sono un ritorno alle origini di qualcosa: ∙∙∙ la poesia torna alla sua origine orale ∙ la filosofia alla sua origine pratica. ∙∙∙∙ la scrittura – e nello specifico la scrittura su di sé – è uno degli esercizi filosofici possibili che prende il nome di pratica autobiografica. ∙∙∙∙ nello specifico, c’è un concetto teorico di Michel Foucault che mi affascina molto e che è quello di biopoetica: ∙∙ l’idea che si possa rendere la propria vita materiale poetico e artistico preziosissimo e attraverso tale azione cristallizzare dentro di sé i propri principi etici. per Foucault (che rilegge Seneca e gli autori dell’età ellenistica) ∙ in questo processo è fondamentale non solo la scrittura ∙∙ ma anche la lettura ad alta voce. ∙∙∙ qualche tempo fa, ∙ proposi un laboratorio di pratiche filosofiche e poesia orale che si fondava proprio su questi presupposti. l’esperienza è stata accolta molto favorevolmente da un gruppo di circa quindici persone ∙∙ energia perfetta, dialoghi interessanti, versi originali ∙∙ insomma, esperimento riuscitissimo.

Nella scorsa stagione hai proposto in territorio pugliese una serata di slam poetry con un’ottica semiseparatista, nell’ottica di portare sulla scena una riflessione sul genere. Com’è andato l’esperimento e quali pensi siano i prossimi passi da compiere in quest’ottica?

mi hanno detto

che sentire l’esigenza

di organizzare un poetry slam al femminile

era una questione generazionale

mi hanno detto

che immaginare

di cambiare il mondo

dalla costruzione

di un posto sicuro

non era il modo giusto

per farlo

poi mi hanno detto,

guardando la locandina,

“faccio fatica

a trovare una cosa

che vada bene

dal nome

alla bandiera palestinese

-politicizzazione forzata-

però se ne avevate bisogno,

ne avevate bisogno”

e ancora:

“ma non si diceva poetesse?

perché questa scelta

di stuprare l’italiano?”

poi mi hanno spiegato

ma con una precisione

e una convinzione da far invidia eh

che il patriarcato non esiste

e che il privilegio

del maschio

è solo un’invenzione

(“maledette, streghe!”)

e, guarda caso,

in ogni caso,

era un maschio a parlare

e se adesso anche tu

mi dicessi

che questi discorsi

son superflui

perché, per giunta,

la parità è stata

ormai raggiunta

e con tono provocatorio

mi domandassi

quale sarebbe la differenza

tra sessismo e patriarcato

ebbene, siediti comodo,

eccoti accontentato

se il primo

nasconde l’idea

che il maschio eterosessuale

abbia tra tutti i generi

una certa superiorità fisiologica e culturale

di cui far sfoggio

a livello familiare, sessuale, politico, sociale

il secondo

è di gran lunga più subdolo

pretende occhi aperti

per poterlo scovare

dicesi “patriarcato”

quel sistema di potere creato

sul modello della famiglia tradizionale

implica l’esistenza

di un sistema di valori

rigidamente ordinato

il patriarcato

è una piramide di superiorità

è ovunque ci sia

comando prevaricazione verticalità

patriarcale, pertanto,

potrebbe esserlo chiunque

se l’azione è quella di

privilegiare il vertice, dunque

chi lo occupa

ha il mondo a sua disposizione

la convinzione

di non essere toccato

da nessuna costruzione

l’identità maschile:

eccola, la loro

più terribile contraddizione

ma le contraddizioni

agiscono sulle narrazioni

svelandone le ingenuità:

sii sicuro di te sempre

non mostrare di avere paura mai

non piangere, sii razionale

prendi sempre la decisione giusta

sii autorevole, produttivo

talentuoso, combattivo

non deludere le aspettative

identificati col tuo membro

sii sempre fedele ai tuoi camerati

noi proponiamo

non il camerata

non il compagno

ma il fratello

a cui tendere la mano

ecco perché questo spazio è necessario:

non un’isola felice

ma un piccolo tassello

per immaginare

un’armonia

che riluce e muove il reale

Estratto della performance de la papesse blonde e Angela Guidato. female poetry slam. Lecce, 22 maggio 2026

Lecce, maggio ’25. con questo testo redatto per l’occasione, io e Angela Guidato ∙∙∙ MC’s della serata ∙∙∙ chiarivamo al pubblico la nostra scelta di organizzare un poetry slam per sole poete donne. ∙∙∙ l’esigenza era maturata all’interno del collettivo, ∙∙ dopo la constatazione che – per quanto come gruppo ci (di)mostrassimo sempre aperti e accoglienti – alle gare di poesia performativa organizzate da noi partecipavano perlopiù uomini cisgender: ∙∙∙ era un caso? ∙∙ si poteva indagare la questione come possibile fatto sistemico? ∙∙ esisteva una questione di genere? ∙∙ potevamo fare qualcosa per favorire la partecipazione delle donne (e ∙∙∙ magari, successivamente ∙∙∙ in un’ottica intersezionale, di tutte le minoranze)? ∙∙∙ stavamo sbagliando qualcosa? ∙∙∙ decisi di occuparmi della questione e fare un primo tentativo di intervento in tal senso con ∙∙∙∙ appunto ∙∙∙∙ l’organizzazione di un poetry slam al femminile. anche Gionata si mosse nella stessa direzione, con il coinvolgimento di una facilitatrice di dinamiche di gruppo all’interno di una residenza artistica da noi curata e in programma per la fine dello stesso mese. ∙∙∙ pensai fosse opportuno coinvolgere un’altra poeta sul palco con me ∙∙∙∙ era importante sentirsi forti e unite nell’azione che facevamo ∙∙∙∙ ma tra le componenti del collettivo c’era qualche difficoltà nel garantire presenza e disponibilità in quel periodo. ∙∙ chiesi allora ad Angela, che aveva già partecipato a dei nostri eventi passati ed era da molto tempo vicina all’ambiente della poesia performativa. ∙ Angela accolse favorevolmente la proposta e contribuì in maniera puntuale e determinante alla definizione di alcuni dettagli della serata: ∙ oltre a scrivere a quattro mani il testo di cui sopra, ∙∙ per esempio, ∙ decise di far proiettare un breve video sulla necessità di creare spazi sicuri negli ambienti musicali degli anni ’90 (e nello specifico punk – e nello specifico delle Bikini Kill). ∙∙ il video (che ∙∙ – se vi interessa – ∙ potete trovare qui) era perfettamente calzante con il senso che volevamo dare alla serata e soprattutto con la nostra risposta ideologica alle accuse di incoerenza ricevute nei giorni precedenti. ∙∙ la serata fu un successone: ∙ pubblico corposo, partecipe ed emozionato da un lato, ∙∙ molte provocazioni e tensioni – alcune a fine serata, proprio a partire dal commento di quel video, che sfiorarono la rissa – dall’altro, a riprova del fatto che quell’azione ∙ (e altre di quel tipo) ∙ fossero ancora ∙ – purtroppo – ∙ necessarie. ∙∙∙∙∙ aldilà delle critiche e dei momenti di prevaricazione maschile, io e Angela ricevemmo anche tanti messaggi ricchi di entusiasmo e sostegno, nei giorni successivi. ∙∙ per molte, quello spazio (più) sicuro era stato vitale e necessario. ∙∙ alcuni risultati, anche nella stagione successiva, si videro. alcune delle poete in gara in quell’occasione si avvicinarono all’ambiente slam e in generale penso che nel corso dell’ultimo anno qualcosa sia cambiato rispetto alla partecipazione femminile in Puglia. ∙∙∙∙∙ tuttavia, per me era stata una serata emotivamente molto impattante, per cui almeno nell’immediato non me la sentì di riproporre lo stesso format ∙∙∙ e in generale come collettivo ci rendemmo conto che forse quel tipo di intervento ∙ da solo ∙ non fosse sufficiente.

qualche giorno dopo, come dicevo, era prevista una residenza artistica aperta al pubblico e curata da noi Slammals e da qualche specialista estern*. ∙ tre giorni di lavori su corpo, voce, scrittura e tarocchi. ∙ uno dei laboratori in programma era tenuto da Beatrice Leone ∙∙∙ altra poeta vicina alla parola detta e a tante altre forme d’espressione artistica, nonché facilitatrice di dinamiche di gruppo ∙∙∙∙ il focus fu proprio la partecipazione femminile ai poetry slam. ∙∙ l’esperienza fu molto interessante e il concetto chiave che venne fuori da quell’incontro fu ∙ – avere maggiore cura -, ∙ il che poteva declinarsi in vari modi: ∙ l’MC poteva accompagnare maggiormente l* partecipant*, per esempio riepilogando le varie fasi e sottolineando che si trattasse di un gioco – con un messaggio nei giorni precedenti o in presenza qualche ora prima dell’evento – ∙ oppure far presente al pubblico durante la serata che tra l* poet* ci fossero persone provenienti da vissuti ed esperienze molto diverse tra loro; ∙ poteva essere utile organizzare più poetry slam a tema – concentrandosi su quei temi che fanno “aprire i cassetti” ∙∙∙ e in generale eventi di poesia svincolati dal campionato nazionale, come open mic e jam poetry; ∙∙ infine, la presenza di MC’s donne poteva favorire la partecipazione femminile. ∙∙∙ tutti questi spunti ci hanno aiutato molto nella conduzione e nell’organizzazione degli slam della stagione successiva. ∙ sono quei piccoli dettagli che da fuori non possono essere colti, ma che per noi ∙∙∙∙∙ e per chi ci segue e prende parte ai nostri eventi ∙∙∙∙ significano tanto.

dicembre ’26. la redazione de Il Caffè mi invita a tenere uno speech su tematiche di genere. ∙∙ accetto e decido di portare proprio questa questione. ∙∙ intitolo il mio intervento Gender Gap negli ambienti competitivi: dalla slam poetry alla leadership e parto dall’analisi di alcuni dati ∙∙ [ricavati da alcune ricerche su internet (per quanto riguardava la slam poetry), ∙∙ tratti dal Global Gender Gap Report 2025 e dal Rendiconto di Genere del 2024 (per ciò che concerneva gli altri ambienti competitivi normalmente presi in esame ∙ – partecipazione al lavoro, ruoli dirigenziali, rappresentazione politica)] ∙ per poi domandarmi se oltre agli usuali fattori ∙ – esterni – ∙ legati al cosiddetto fenomeno del soffitto di cristallo, ∙ non ve ne fossero degli altri ∙ – più ∙ interni? ma neanche troppo – ∙∙ a condizionare la presenza femminile. ∙∙ che ci sia un modo ““femminile”” di vivere la competizione? ∙∙ beh secondo uno studio americano pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) non è da escludere: ∙ le donne sarebbero sì competitive, ma avrebbero una valutazione dei costi e dei benefici ben differente da quella degli uomini. ∙ lo sono, dunque, solo se l’incentivo è davvero vantaggioso. ∙∙ e più personalmente mi chiedo: ∙ non siamo fin troppo esposte al giudizio e al pre-giudizio sin dai primi anni di vita e in ogni ambito sociale, ∙ per cui decidiamo ∙ per scelta ∙∙ di abbandonare ∙ oppure di non intraprendere mai ∙ la competizione in ulteriori ambiti più personali?