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Intervista a Olympia

Olympia, classe ’97, è una performer del collettivo romano WOW – Incendi Spontanei. Dopo essersi avvicinata allo slam nel 2018 a Roma, nel 2019 fonda a Cagliari la realtà Caralis Poetry Slam.

Benvenuta Olympia, e grazie. Dunque, la tua azione poetica è legata a stretto filo con l’universo dellaqueerness e recentemente è stato lanciato il progetto Questa Cosa Queer, di cui fai parte. Ti andrebbe di parlarcene un po’?

Questa Cosa Queer è un progetto di poesia performativa queer nato ufficialmente nel giugno 2024, composto al momento da sette persone che partono dall’esperienza comune del poetry slam nel circuito LIPS e che fanno spesso parte di collettivi di varie città italiane. Insieme a me ci sono Gabriele Bonafoni e
Danna su Firenze, Daniela Falone e Laura Partisani in Romagna, Dario De Angelis e Mauro Lamantia su Roma. Nello specifico tra gli obiettivi del progetto c’era la necessità di avere una rete di riferimento con cui confrontarsi per avere degli scambi artistici e avviare delle collaborazioni creative e anche organizzare
eventi in più città italiane per ampliare la rete e permettere l’attivazione di spazi safe in altri luoghi. Oltre all’esperienza nella LIPS è stato fondamentale avere un luogo fisico di riferimento: bar.lina, uno spazio espositivo queer nel quartiere San Lorenzo di Roma. Qui da oltre un anno curo la rassegna di eventi Queer Poetry Speaks Up!, che con appuntamenti mensili ha reso possibile la nascita di una vera e propria comunità di persone interessate alla poesia queer e la creazione di uno spazio safe di condivisione che ci ha permesso di incontrarci ed esprimerci con open mic a tema, spettacoli di slam poetry e spoken word in anteprima, talk e a giugno 2024 la nostra prima assemblea aperta in cui abbiamo presentato il progetto e ci siamo rivolt* alla comunità per costruire insieme i valori e le modalità per portarli avanti con la poesia queer in una conversazione su come, quanto e se sia necessario che la poesia sia politica e possa essere uno strumento di sensibilizzazione attraverso un linguaggio artistico ed emotivo.

Anche lo spettacolo con cui più hai girato, Poliritmo, ha la caratteristica di toccare una tematica afferente a quest’orbita: le non-monogamie. E anch’esso si è aperto in qualche modo a forme di condivisione più aperte, trasformandosi da show solista a partecipato. Qual è stata la storia della sua evoluzione?

L’incontro con la slam poetry e con WOW ha dato inizio alla consapevolezza di avere sul palco uno spazio d’espressione che poteva essere utilizzato sia per divertirsi (perché non dimentichiamo che lo slam è prima di tutto un gioco) che per il desiderio di comunicare qualcosa che ci sta a cuore o che magari non sappiamo bene come dire. Per me nello specifico una delle jam session che facciamo con WOW da Largo è stata anche l’occasione di fare coming out con una poesia, La ragazza di qualcuno. Da lì ho un po’ capito che c’era qualcosa di cui volevo parlare e si sono riuniti e nati nuovi pezzi slam che si raccoglievano intorno a un filo conduttore organico, fino a formare Poliritmo, che è stata la mia prima esperienza di reading-spettacolo slam che tratta la tematica del poliamore e le non-monogamie, legandole in senso intersezionale a tante altre cose con al centro il cercare di spiegarsi l’ossessione del genere umano per il concetto di possesso, nelle relazioni ma non solo, anche nei confronti dell’ambiente per esempio. La prima volta che l’ho fatto è stato a marzo 2022 a Trento al Centro Sociale Bruno all’interno di “Not only of sex – a sex positive festival” mentre ero in residenza per un progetto di slam sulla sostenibilità ambientale “Poetry for the Planet”, per cui ho scritto il nome del pezzo che dà il nome allo spettacolo. Poi
questa prima prova ha cambiato forma man mano che andavo avanti e ora esiste in varie versioni. Nel marzo 2023 ho portato il progetto per la prima volta in un contesto internazionale a Bruxelles, mentre in Italia spesso mi è capitato di portarlo all’interno di contesti poly insieme a dei collettivi che si occupano di sensibilizzazione su queste tematiche in varie città ed è stato molto forte avere un riscontro da parte di persone che sanno esattamente di cosa stai parlando perché è molto difficile trovare dei prodotti culturali che facciano autonarrazione. Poi è stato chiaro per me che a parlare di qualcosa di così soggettivo non potesse essere una sola voce e con “Poliritmo (versione estesa)” abbiamo creato uno spettacolo collettivo con delle narrazioni multiple sulle tematiche delle relazioni, insieme ad altre persone della LIPS. Infine l’evoluzione finale è stato il format FAQthePoetry, un format di talk + poetry performance in cui c’è la possibilità di parlare con l* speaker di FAQthePoly, il primo podcast in Italia a rispondere alle
frequently asked questions sulle relazioni non-monogame (il cui ascolto ha contribuito tantissimo anche alla mia presa di coscienza), inframezzando il talk con dei miei interventi poetici che fanno parte di Poliritmo.

Tu hai base a Roma e sei facente parte di WOW – Incendi Spontanei, un supergruppo capitolino di slammer che movimenta la città con diversi format di eventi di poesia performativa, partendo dagli slam (avete anche organizzato gli europei del 2022) per arrivare alle jam tra musica e poesia e agli spettacoli di poesia multimediale, spostandovi in diversi contesti e agendo capillarmente. Com’è esser parte di un ambiente così fervido?

Sicuramente è una grande fortuna, oltre che una grande ricchezza di possibilità, sia per sperimentare con linguaggi diversi che per entrare in connessione con tante persone da vari background per poter imparare le une dalle altre. Di questo sono sicuramente complici l’ambiente di Roma, che nel bene e nel male è una
realtà che ti bombarda di stimoli e dai ritmi frenetici, ma anche che come gruppo abbiamo voluto raccogliere queste caratteristiche e assecondarle, raccogliendo questa sfida costante e provando a proporre sempre qualcosa di nuovo sia come artist* che organizzator. Mi piace sempre raccontare come aneddoto che il mio ingresso ufficiale in WOW è stato con l’organizzazione del primo Poesia Carbonara sul tetto di casa mia, un format di secret event in cui la location viene rivelata solo il giorno stesso dell’evento a un numero limitato di persone e si ascolta un ospite segret* che fa il suo spettacolo di poesia mentre si
mangia la pasta insieme. Altre specificità che abbiamo portato avanti sono senza dubbio il creare continui scambi con le scene slam internazionali fino all’organizzazione degli Europei a Roma nel 2022, l’inserire stabilmente nella nostra programmazione le Slam Session, jam session di poesia e musica dirette dal nostro membro musicale Matteo Bussotti, e indagare attraverso progetti individuali l’ibridazione della spoken word con altre arti che siano visive, digitali o altro, anche grazie all’essere entrat* a far parte del San Lorenzo Art District prendendo uno studio comune da Ombrelloni Art Space.

Le tue radici sono sarde e parte del tuo avvicendarti nello slam è avvenuto e avviene sull’isola. Com’è il tuo rapporto attuale con la scena sarda, come l’hai vista evolversi nelle necessarie situazioni generate dal fatto di avere il mare a separarla dall’Italia?

Ho iniziato a conoscere la scena sarda solo dopo aver incontrato lo slam a Roma, in realtà. Mi sono subito chiesta con dispiacere come sarebbe stato se avessi conosciuto questo mondo già a Cagliari, prima di trasferirmi a Roma. Ho scoperto solo dopo che una scena slam in Sardegna già c’era, ma un po’ per motivi geografici (chi si occupava di organizzare eventi spesso faceva base in zone della Sardegna molto distanti), un po’ per motivi generazionali (magari non mi era arrivata questa informazione perché si svolgeva in luoghi che la mia fascia d’età non era solita frequentare) aveva avuto un po’ di difficoltà a svilupparsi con stabilità a Cagliari e io a scoprirne l’esistenza negli anni della mia adolescenza. Da lì è nata l’idea di fondare Caralis Poetry Slam, un “collettivo” inizialmente composto solo da me che ho iniziato a organizzare degli appuntamenti mensili su Cagliari, con dei poetry slam sempre abbinati a un* ospite da fuori. Mi premeva molto cercare di restituire al territorio quello che stavo assorbendo da Roma, sia il modo e la cura con cui strutturare gli eventi, che la possibilità di avere una finestra su cosa stava succedendo nel resto d’Italia a chi magari non aveva la possibilità di spostarsi dalla Sardegna. Quasi da subito sia io che Francesco Seu (anche lui cresciuto in Sardegna e membro di WOW che attualmente vive a Roma) siamo stati uniti da questo pensiero e abbiamo iniziato a prendercene cura insieme, e con il tempo si sono aggiunte anche altre persone che vivono stabilmente in Sardegna, fino all’arrivo di Maria Oppo che ora se ne occupa principalmente. Con la nostra difficoltà di dover viaggiare vivendo a Roma,
dopo un aiuto a far partire le cose i primi anni abbiamo pensato fosse più che giusto lasciar fare a chi è stabilmente lì perché si potesse autoalimentare una vera e propria scena con la sua identità, e devo dire che la trovo molto affascinante perché il fatto di essere in parte isolata le dà spazio per mantenere una sua specificità, ma è molto prezioso che prima con me e Francesco e ora con Maria Cagliari abbia la possibilità di non chiudersi esclusivamente in se stessa e avere un occhio verso il resto. Su Cagliari ho spesso collaborato con piacere anche con Francesca Falchi, ora coordinatrice Sardegna, e da sempre nutro
profonda stima per il lavoro di Sergio Garau, che ho conosciuto a Roma ed è stato fondamentale anche a sviluppare tutte le riflessioni che hanno portato alla nascita di Caralis.

Oltre alla doppia casa sardolaziale, la tua poesia ha avuto più occasioni per esplorare ed essere ospitata fuori dall’Italia, sia in Europa che negli Stati Uniti: come sono nate quest’esperienze, e com’è stato confrontarsi con ambienti in cui vengono parlate lingue diverse da quella con cui performi?

Sono stata a Bruxelles ospite dell’Istituto Italiano di Cultura in due occasioni, a marzo 2023 per presentare la prima internazionale di Poliritmo in collaborazione con il collettivo di slam poetry italo-belga frutto della collaborazione di Serena Iacobino (Ripescati dalla Piena) e Gaélane (Campionessa belga 2022) e a settembre 2023 in collaborazione con EUNIC Bruxelles per rappresentare l’Italia in occasione del festival internazionale di Transpoesie 2023 che per questa edizione aveva come tema “Take back the stage” in riferimento alle donne e alle altre soggettività incoraggiate dall’evento a riprendersi lo spazio del palco.
Nell’autunno 2022 ho svolto un tour degli Stati Uniti che ha toccato Chicago, Washington, Los Angeles, New York, Springfield, in cui ho realizzato delle performance di apertura in occasione della parte USA del tour mondiale di Giuliano Logos. Anche in questa occasione realizzato in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura e che ci ha permesso di incontrare lo slam papi Marc Kelly Smith e performare su suo invito al Green Mill di Chicago. Un’emozione pazzesca poter essere nello stesso posto in cui si dice sia nato il movimento e addirittura performare insieme alla band resident. Performare all’estero e aver avuto la possibilità di incontrare e abitare altre scene artistiche è stato un’occasione fondamentale di crescita e per pensare le performance e il modo di stare sul palco senza dare per scontate alcune cose a cui siamo abituat*. Anche utilizzare i sottotitoli proiettati o addirittura essere senza traduzione cambia totalmente la relazione con il pubblico. Il passaggio successivo è stato immaginare delle traduzioni performate, come in una sorta di slam a squadre bilingue che abbiamo realizzato a Berlino con WOW, in collaborazione con il
collettivo berlinese Kiezpoeten attraverso la Sturm und Poetry Residency.

OnlyPoetryFans, il tuo progetto tra poesia e sex work in collaborazione con Agnese Zingaretti al reparto tecnico e con la sex worker e performer Ardens, è rimasto in pausa per l’ultimo anno per lontananze geografiche che però si colmeranno a breve: avete già in cantiere prossime evoluzioni del progetto? Com’è stato, nei mesi di vita del progetto, portare al pubblico questo incrocio di temi e immaginari?

OnlyPoetryFans è un progetto intermediale di poesia performativa e sex work digitale che si sviluppa in due momenti: uno live e uno online. La parte live vede sul palco Ardens, modella e content creator su OnlyFans, che mette in scena la propria quotidianità come creator e me che creo una cornice narrativa attraverso la spoken word; fuori dal palco invece Agnese Zingaretti, fotografa e videomaker, contribuisce al setting e alla creazione di contenuti multimediali che faranno poi parte della parte online della performance: la creazione e manutenzione di un profilo OnlyFans del progetto accessibile solo con l’abbonamento e in cui vengono caricati i contenuti multimediali raccolti da Agnese e dal cellulare di
Ardens durante le performance live. Abbiamo presentato un primo studio del progetto nel 2022 da Ombrelloni Art Space a Roma (dove con WOW abbiamo il nostro studio artistico), per poi svolgere un mini-tour in alcune città italiane nel 2023. Tuttavia riteniamo il progetto ancora in continua evoluzione, infatti ogni data ha presentato delle novità nello svolgimento della performance: l’aggiunta di alcuni brani, l’inserimento di alcuni oggetti di scena o di un talk conclusivo con il pubblico che è stato per noi molto emozionante e sicuramente un punto di
svolta per orientarci su alcune cose da raccontare per cui si percepisce una certa urgenza. Il progetto è poi stato messo in pausa perché ci siamo prese un momento per lasciar sedimentare questi spunti e ci siamo concentrate su alcuni progetti personali, ma da poco ci siamo incontrate proprio per immaginare come
riprendere e rinnovare il progetto che potrebbe ripartire prima del 2025, con alcune date anche all’estero.