Interviste

Intervista a Dome Bulfaro

Dome Bulfaro (Bordighera, 1971) è poeta, performer, artista visivo, editore e formatore. Tra i fondatori della LIPS, ha anche fondato il gruppo di ricerca Mille Gru con cui organizza eventi e corsi e sostiene il progetto PoesiaPresente, nato come stagione di eventi poetici nel 2006 e sviluppatosi al momento in una vera e propria scuola di poesia a Monza – Mille Gru è anche casa editrice specializzata in poesia performativa e Poetry Therapy, pratica arteterapica di cui è tra i principali promotori e formatori in Italia. Come poeta è stato invitato dai rispettivi Istituti Italiani di Cultura in Scozia, Australia, Brasile, Argentina e Germania, ha dato vita sul palco a diversi spettacoli e ha pubblicato sia raccolte di poesie che testi attorno alla poesia performativa.

Buondì Dome, e benvenuto. Dunque, recentemente è uscito Performare Poesia (Puntoacapo, 2025), una tua raccolta di materiali attorno il portare sulla scena la parola. Anni fa, invece, con la tua Guida liquida al Poetry Slam (Agenzia X, 2016), pubblicasti una pietra miliare della letteratura attorno allo slam in Italia. In che modo ti sei approcciato e con quali intenti, allora come oggi, al produrre materiale testuale attorno a ciò che dal testo parte, sì, ma per andare in altre direzioni?

Ho scritto il libro Guida liquida al Poetry Slam (nelle librerie dal 5 maggio 2016), ideato e dato forma alla LIPS con Christian Sinicco e Max Ponte (luglio 2013 – 30 novembre 2013), con i primi due direttivi LIPS (novembre 2013 – giugno 2016) ho dato tutto me stesso dentro e fuori dalla LIPS sempre per lo stesso motivo: dare alle persone ciò che io negli anni di formazione non ho avuto, ovvero un luogo reale o simbolico, una rete e un tetto robusti e ben radicati, dove poter coltivare la propria poesia, specie quella performativa. Il libro Perfomare poesia. Manuale in forma di diari e manifesti è l’ultimo dei tasselli di una continua azione di crescita e sostegno da parte mia per servire la Poesia. Sono un servitore della Poesia. In particolare quella performativa poiché in quanto pratica poetica che coinvolge integralmente tutto il corpo è quella che meglio favorisce i processi di trasformazione del Sé individuale e collettivo (per usare due termini riconducibili a Jung). La nascita della Slam Family italiana e del Primo Campionato LIPS (settembre 2013) ha generato un movimento di controcultura che abbiamo cercato con Christian Sinicco (figura capitale per la creazione della LIPS), di canalizzare e sviluppare strategicamente. Ti devi chiedere costantemente dove è bene che vada, cosa puoi dare e in che modo puoi aiutare lo slam a crescere e non cosa puoi prendere e ottenere di personale dallo slam. Marc Smith su questo, parlando di Slam, è stato chiarissimo. Non sto dicendo che puoi controllare lo sviluppo del movimento slam – non è possibile e non sarebbe nemmeno sano – ma direzionarlo affinché non prenda derive nocive: questo abbiamo cercato di farlo con spirito critico e autocritico sempre attivi. Osservando in dettaglio il mio operato dal luglio 2013 al giugno 2016, data in cui ho lasciato il mio ruolo di Presidente della LIPS, si può comprendere facilmente cosa intenda. La Guida liquida ha completato sul piano simbolico-letterario un’operazione dal basso di “rivincita della Poesia” (sottotitolo del libro) iniziata con la creazione della LIPS. Troppo spesso ci si dimentica lo stato di salute in cui versava nel 2012 lo slam italiano. Lello Voce (poeta-intellettuale, stratega del movimento slam) in risposta a una domanda postagli da Andrea Inglese ne fa una lettura e diagnosi di quel tempo che confermo: lo slam italiano nel 2012 era in piena “crisi: forse è arrivato il momento di iniziare a riflettere tutti su modi, tempi, luoghi, prospettive dello Slam, che altrove già corre verso il futuro. L’Europa e il mondo rischiano di lasciarci ancora una volta fuori della porta…”. La LIPS è stata la nostra risposta vigorosissima a questa crisi. Nel giro di soli tre anni siamo passati da un movimento slam in “crisi”, disunito, privo di una rete e un habitat culturale fertile, ad avere la Slam Family più radicata e diffusa d’Europa, con una storia e un’esistenza certificata dalla letteratura (questo uno dei ruoli della Guida liquida) e una ripresa energica con la LIPS di quel ruolo internazionale da protagonista che lo slam italiano aveva da subito rivestito, per merito degli slam internazionali e della visione di Lello Voce. Questo mandato “glocale” che il movimento slam italiano con la fine di Absolute Poetry di Monfalcone (2010) aveva smarrito – tenuto vivo solo da qualche isolata realtà (a Trieste con gli Ammutinati, a Monza con Mille Gru, a Bolzano con Lene Morgenstern) – è un fuoco che noi della LIPS dovremmo sempre tenere sempre ben alimentato. L’altro fuoco da tenere sempre vivo è l’apertura alare di cosa sia la poesia performativa, di cui la “slam poetry” rappresenta solo uno piccolissimo spicchio. Ma quindi come assaggiare e gustare l’intero frutto della performance poetry? Perfomare poesia, come dici tu Isidoro, va a colmare questo vuoto macroscopico: mancava un Manuale che, coniugando pratica e teoria, semplicità e complessità, potesse aprire a una visione totale di “cos’è la poesia performativa”, cosa accade quando si fa poesia performativa, quali sono le pratiche performative, sul piano didattico-pedagogico, per formare poesia in noi, tanto da arrivare con tutto di se stessi a incarnare ed essere poesia. Più di una persona che ha letto Performare poesia mi ha detto che questo è un libro che chiunque faccia poesia ad alta voce dovrebbe leggere. Non spetta a me confermarlo, posso dire però che è un libro che ho scritto, pur tenendo la poesia e la vita distinte, per aiutare a vivere molto meglio, non a caso il motto di PoesiaPresente – Scuola di Poesia è “così va molto meglio”.

Sempre parlando di produzione di materiale testuale, tu non solo sei tra le persone che hanno fondato la LIPS ma anche colui che ha redatto la prima forma di regolamento adottata. Puoi raccontare sia del contesto e dei motivi che portarono a questa fondazione (sia personali che contestuali) sia dello spirito con cui hai voluto redigere questo testo?

Che bella, inaspettata, domanda. Nel rileggerlo riaffiorano dentro ogni parola che ho scritto, confronti, esperienze condivise, talvolta scontri. Ho steso il Regolamento con una dedizione ostinata ma certamente questo testo nasce da tante riflessioni e discussioni aperte con il direttivo di allora, in particolare con Christian Sinicco, Lello Voce e Sergio Garau (da comprare e leggere 100 volte il suo Risolza). Il Regolamento LIPS l’ho concepito come strumento per conferire alla LIPS una forma chiara che permettesse al suo Direttivo di direzionare se stessa in quanto progetto culturale, affinché potesse dare forma al movimento slam. Anche solo leggendo i “Principi” che mi hanno guidato nella stesura del nostro Regolamento si può facilmente comprendere che non l’ho in alcun modo pensato solo come mero atto normativo, basti citare anche solo il punto 1: “favorire la creatività di partecipanti e organizzatori”. Il Regolamento inoltre doveva: 1- svolgere un ruolo di unità di tutte le scene slam italiane; 2- proiettare in modo più che credibile la nostra Slam Family nel circuito internazionale. Uno degli obiettivi principali era infatti quello di portare da subito i nostri futuri campioni alla Coupe du monde de slam di Parigi (all’epoca c’era solo quello di Pilote Le Hot) e all’European Poetry Slam Championship (di Philip Meersman, ho voluto insieme a Smith e Voce, in quanto direttore artistico di Mille Gru, come ospite della prima finale del Campionato individuale del 2014 a Monza). I problemi nel 2013 prima che scrivessi il regolamento LIPS erano i seguenti: 1- il sito di riferimento più seguito da quei pochissimi che organizzavano slam era quello di Lello Voce il quale, per quanto fosse lo slam papi d’Italia, era comunque il sito di un singolo (un IO) mentre la LIPS, nata per essere la Slam Family d’Italia (che si coagula tra il luglio 2013 e l’avvio, nel settembre 2013, di un Campionato LIPS individuale), voleva affermarsi innanzitutto come il NOI di una Comunità; 2- le altre poche scene che organizzavano o avevano organizzato slam confezionavano dei propri regolamenti che, in alcuni casi, differivano nelle regole base (alcuni, ad esempio, ammettevano oggetti di scena, altri la musica, alcuni chiedevano una quota economica di iscrizione); 3- tutti i regolamenti di allora risultavano ai miei occhi raffazzonati e semplicistici, mentre il primo Campionato individuale che finalmente raccoglieva sotto lo stesso vessillo (LIPS) tutte le maggiori scene slam italiane di allora necessitava di un regolamento molto più dettagliato che sapesse rispondere a esigenze molto più complesse; 4- il Regolamento che volevo scrivere non solo doveva allinearsi con i regolamenti internazionali della Coupe du monde de slam e all’European Poetry Slam Championship, ma doveva incarnare una visione internazionale dello slam. Così mi sono letto tutti i regolamenti possibili rintracciabili online, italiani e stranieri, di scene slam o di organizzazioni consorelle della LIPS ma di altri Stati, cercando di prendere da ogni regolamento i migliori spunti. Ho poi fatto sintesi e mantenendo un approccio glocal sono giunto alla formulazione del Regolamento che poi, dopo essere passato al vaglio del Direttivo LIPS, è stato da quel momento in poi adottato da tuttə noi. Salvo qualche integrazione successiva legata ai nuovi Campionati che poi negli anni si sono aggiunti e qualche modifica di aggiornamento apportata durante la Presidenza di Sergio Garau, in larghissima parte è ancora il Regolamento che scrissi con la massima dedizione e devozione, per gestire al meglio il Primo Campionato LIPS del 2013-2014.

Qualche mese fa è andato in scena l’ultimo appuntamento del Ring Rap Poetry Slam, una serata che hai definito tu stesso una sorta di manifesto. Per chi non vi ha assistito di cosa si è trattato e sotto quali aspetti lo reputi così significativo? In questo format ricopri il sacro ruolo dell’MC, quanto di quest’arte reputi centrale nella riuscita del rito sul palco?

Il Poetry slam non è solo un format, è uno spettacolo che può essere confezionato male o bene e che può stratificarsi o meno in più “fatti”: lo slam è un “fatto” estetico, è un “fatto” sociale, è un “fatto” politico, è un “fatto” filosofico, è un “fatto” rituale, è un “fatto” sportivo, è un “fatto” di intrattenimento e potrebbe, in determinate condizioni, arrivare ad esser anche un “fatto” terapeutico. Considero “grandi poetry slam” quegli spettacoli che fanno sbocciare in sé tutti e sette i petali (lasciamo stare il “fatto terapeutico” che meriterebbe un discorso a parte), i quali risuonano bene fra di loro, sono confezionati e condotti con uno stile ben riconoscibile e autentico. Di contro non amo gli slam dove lo spettacolo è un fiore che ha pochi maltrattati petali o è ridotto solo a gratuito intrattenimento. Se in più, oltre a questo, lo spettacolo è anche mal curato e mal condotto, le/i poetə portano in gara opere d’arte per nulla opere d’arte, siamo abbastanza certi di essere di fronte al peggior poetry slam possibile, Gli slam non sono belli di per sé. Per me organizzare un poetry slam significa “fare” un’opera d’arte. E Ring Rap Poetry Slam (Milano, Teatro dei Filodrammatici, 2011) nel lasso di tempo 2008-2011 è stato, all’interno della ricerca che ha da subito caratterizzato gli slam di Mille Gru (proponiamo slam dal gennaio 2008), la nostra migliore opera d’arte. Ha suggellato due anni di trasmissione radiofonica (“Slam!”, 2009-2011, su Radio Orizzonti di Saronno), che ho concepito con il sodale Marco Borroni (da lui condotta con me e Marco Bin), in cui un rapper e uno slammer gareggiavano con i propri testi e il vincitore veniva decretato dai radioascoltatori. Quando noi di Mille Gru percepiamo di aver raggiunto il massimo compimento cambiamo rotta. Per questo il Ring Rap Poetry Slam (RRPS) del 2011 non lo abbiamo più replicato. Ci siamo mossi verso altre terre e altri slam, finché nel 2022 decidiamo di rimettere in circolo il format RRPS perché abbiamo capito che potevamo dire ancora tanto sul rapporto tra boxe, rap e poetry slam, aspetto che già caratterizzava la prima edizione del 2011. RRPS si prestava perfettamente a diventare non solo un’opera d’arte ma anche un trattato filosofico, un Manifesto appunto, composto in forma di spettacolo. Il torneo del 2022, organizzato c/o PoesiaPresente, ha dunque esplorato le affinità di boxe/rap/slam e ha cercato di smontare i preconcetti, i pregiudizi e gli stereotipi interni ed esterni alla mondo della boxe, del rap e dello slam. L’evento infatti ha visto la partecipazione di poeti, rapper e anche pugili, con un format che includeva match, interviste e riflessioni. Il vero crack artistico però è arrivato con il torneo edizione RRPS 2023, che ha coinciso: 1– con il Primo Campionato di Improslam che ho ideato per la LIPS coinvolgendo Mille Gru, naturalmente, e i fiorentini Ripescati della piena; 2– con il ritorno in quello che è il tempio del Poetry Slam italiano, il Teatro Binario 7 di Monza, luogo che ha ospitato tutte le prime finali di tutti i Campionati LIPS; 3- con il ritorno a realizzare slam con il regista e amico fraterno Enrico Roveris, figura centrale nello sviluppo dei nostri slam. Il torneo/campionato 2023 ha dato un nuovo impulso alla ricerca artistica italiana, questa volta direzionandola e aprendola all’improvvisazione poetica. Nell’edizione “Extreme” RRPS 2024 il Campionato individuale di improslam cresce ma soprattutto cresce il format in quanto riflessione sociale, politica e filosofica. Introduciamo l’impropub, ovvero un rovesciamento di ruoli tra poeta e pubblico, in cui il pubblico diviso in due squadre (in finale, arrivammo a dividere il pubblico in 150 persone vs 150 persone, paganti, con biglietto intero a €10), improvvisa un componimento collettivo, su parole date dai poeti e votate dai poeti che fino quel momento erano in gara. Questo rovesciamento dei ruoli tra poeta in gara e pubblico, era finalizzato a smontare completamente l’idea di “competizione” che sta alla base di una gara (poetry slam compreso) ma anche alla base dei rapporti umani della nostra società definita dalla competizione economica. Questo rovesciamento “extreme” attraverso la composizione collettiva dell’impropub, riconduce la “cum-petizione” alla dimensione di gioco e alla sua etimologia latina – “andare insieme verso la stessa direzione” – . Questa trattazione portata all’estremo con l’impropub raggiunge il massimo sviluppo filosofico con il torneo RRPS del 2025, l’edizione “Chorus” finale, dove si parte dai 9 poeti improvvisatori che sono posti all’inizio “tutti contro tutti”, che poi si coagulano in tre squadre da tre che gareggiano l’una contro l’altra, che poi diventano un’unica squadra di nove poeti che compone insieme un’unica poesia, che poi diventano coloro che danno le parole e votano il pubblico che improvvisa suddiviso in due squadre contrapposte. Il tutto finisce con “nessuno contro nessuno” dove tutti i presenti in teatro, poeti, pubblico, tecnici, compiono un’unica corale (Chorus) poesia improvvisata.

Tra le tue ricerche ti sei spinto anche nella direzione della poesiaterapia: quali sono gli aspetti che ti hanno attratto dalla pratica portandoti a intraprenderla, e quali le cose che emergono durante le pratiche che ti colpiscono di più?

Non si prende in considerazione o comunque si sottovaluta un aspetto: il Poetry slam si è diffuso a livello mondiale (e in Italia) non solo per ragioni di fisiologico rinnovamento estetico, ma anche perché sotterraneamente assolveva dei bisogni sociali e individuali riconducibili alla sofferenza. Offrire a dei giovani degli spazi in cui poter crescere liberi di dirsi, potendolo fare con la poesia, è senza dubbio una delle ragioni che mi hanno spinto a dedicare così tanto tempo della mia vita allo sviluppo del movimento slam e non ad altro. Da didatta che propone laboratori di poesia nelle scuole dal 1997, di scrittura e di poesia performativa, so quanto può essere decisivo nell’adolescenza un percorso con la poesia ad alta voce. Quel disagio e quel “male di vivere” (per dirla con Montale), che restavano ragioni nascoste che hanno determinato il successo del poetry slam, sono oggi salite in superficie dalle radici della terra e si manifestano sotto gli occhi di tuttə. Il palco dello slam è sempre più il luogo in cui narrare e quindi condividere (e purtroppo sempre più spesso esibire) i propri drammi, le proprie malattie, le proprie idiosincrasie. Il pubblico dello slam, messo all’angolo emotivamente, esprime il proprio consenso (che spesso si traduce in voti alti), attivando un circolo vizioso che sta trascinando lo slam italiano su un territorio limaccioso e delicato, quello terapeutico, che non gli è proprio. La Poesiaterapia dello sviluppo l’ho intuitivamente applicata nel 1996 fin dal mio primo giorno di lezione al Liceo Artistico di Morbegno (SO), ma la mia attività professionistica di Facilitatore in Poesiaterapia l’ho iniziata nel 2009 all’Ospedale “Manzoni” di Lecco. Il passaggio da docente-poeta a poeta “terapeuta” è stato per me naturale: tenevo e tengo tutt’ora infinitamente alle/agli allievə, come si tiene a una/un figlia/o. Il piano didattico (l’apprendimento) e il benessere fisico e psichico di una persona all’interno di un contesto non sono separabili. Una persona che vive, cresce e sente anche quando cade di diventare se stessa, apprende molto di più e meglio. Del mestiere del poetaterapeuta mi ha attirato la “cura” richiesta nello scegliere le parole, i toni, i silenzi. Mi ha quindi attirato il saper utilizzare il linguaggio verbale, non verbale e il paraverbale, non più solo per fini estetici, ma anche per fini terapeutici. Esplorare le potenzialità della parola poetica non più per realizzare un’opera d’arte ma per impiegarlo come tuo principale strumento di cura è stato ed è un viaggio complementare ma che ha bisogno di preservare dei territori specifici: la poesia performativa più nobile la si fa nella relazione con l’altro, mentre la Poesiaterapia la si fa per l’altro, rigorosamente stando in relazione per tutto l’incontro, che si utilizzi o meno la poesia o altre forme letterarie nel percorso di cura.

Col tempo hai fatto dialogare la tua pratica poetica col teatro, con l’arte visiva, con la musica. In che modo sei entrato in contatto con questi altri linguaggi, quali sono gli aspetti di ognuno con cui sei voluto entrare in dialogo nel momento dell’atto creativo?

Il tuo corpo è il teatro in cui il poeta performer si sperimenta. L’arte visiva è quella da cui provengo e a cui, quando non faccio poesia, più facilmente approdo. La musica inizia con il tam tam del tuo cuore e il mantice dei tuoi polmoni, ma poi esplode nel tuo corpo come la più grande orchestra completa di strumenti a percussione, a fiato e a corde (vocali). Con un corpo a nostra disposizione di questa potenza espressiva, che suona le tue orchestrazioni in continuazione, come fa un poeta performer a non voler incontrare la musica e i musicisti anche fuori di sé? Le mie esperienze di spoken music sono iniziate negli anni Novanta con un gruppo musicale che faceva rock-fusion-progressive, ma il progetto decisivo è arrivato con il duo Versi a morsi nel 1998, solo voce (io) e batteria (Massimiliano Varotto). Rappresentava in quegli anni una scelta di campo molto coraggiosa e sperimentale. Versi a morsi, per versificazione, performance e modo di suonare e trattare la batteria, è uno spettacolo che non dimostra affatto i suoi ventisette anni. Se lo proponessimo adesso sembrerebbe un lavoro contemporaneo. Di solito ho sempre amato lavorare con musicisti jazz o comunque musicisti che sanno improvvisare. Nella bellezza amo inciampare e l’improvvisazione ti offre continui magnifici inciampi. Anche visivamente disegno così: camminando sull’orlo del precipizio. Lo ha raccontato splendidamente Maria Oppo in un suo articolo su Artribune, in occasione della grande mostra Alberi in cammino che di recente (ottobre 2024-febbraio 2025) mi ha commissionato la Fondazione Pasquinelli di Milano dopo le due precedenti mostre dedicate a Baj e a Klee. A novembre invece la Fondazione Pasquinelli inaugura una nuova mostra grande dedicata a Emilio Isgrò.

Di tua fondazione sono anche l’associazione Mille Gru (che è anche casa editrice) e la scuola PoesiaPresente (nella quale vengono anche ospitati eventi), che assieme sono luogo di riflessione e pratica su alcuni dei temi sopra toccati che poi corrispondono ai tre indirizzi della tua scuola: scrittura creativa, performance poetica, Poetry Therapy. Questa orbita larga tocca didattica e ricerca, e la costruzione di una comunità sempre più ampia: come è nata l’idea del tutto, e come si è sviluppata? Su quali idee si fonda?

PoesiaPresente è l’unica scuola in Italia che forma Poetaterapeutə e Facilitatrici/tori in Poesiaterapia professionistə, di livello base (annuale), avanzato (biennale) e completo (corso triennale). Le/i docenti di questi percorsi sono le migliori che l’Italia possa offrire: Beres, Cupane, Della Giovampaola, Buonaguidi, Perfetti, Manzalini… insegniamo modelli sia americani (in particolare il modello RES di Nicholas Mazza) sia quelli europei (tra cui anche il nostro modello basato sulla Scrittura kintsugi®). Svolgiamo attività sia in sede che in moltissime scuole, perlopiù di Monza e Brianza, di ogni ordine e grado. Nella sede attualmente abbiamo in formazione 30/35 corsisti dell’indirizzo di Poesiaterapia. Proponiamo storicamente corsi annuali di Teatropoesia e scrittura (attualmente tre classi), in uno dei quali insegniamo l’italiano attraverso la poesia. Infine abbiamo un corso annuale crossover di bioenergetica/teatro/poesia, e uno annuale di scrittura poetica con adolescenti (una trentina). A tutto questo in sede si aggiungono spettacoli e incontri, spesso di natura interculturale e interreligiosa. Fuori sede invece quest’anno abbiamo lavorato con una ventina di scuole. La nostra attività nelle scuole con PoesiaPresente è iniziata nel 2008. Dal 2020 abbiamo una sede nostra che dirigo con Simona Cesana, compagna di vita e di lavoro meravigliosa. Lei svolge un ruolo centrale in quasi tutte le attività promosse da PoesiaPresente e Mille Gru. La nostra scuola è oramai una Comunità poetica consolidata, interculturale, intergenerazionale, dato che il più possibile cerchiamo di formare gruppi con rappresentanti di più età: quest’anno il corso del lunedì sera, ad esempio, era composto da circa quindici persone con età che andava dai 9 agli 84 anni. A novembre con Mille Gru realizzeremo la seconda edizione di un grandissimo Festival Internazionale di Poesiaterapia (diretto con il dott. Paolo Maria Manzalini) con più di 30 ospiti, tra cui due Campioni del Mondo di Poetry Slam: Xabiso Vili (Sudafrica) e Lady La Profeta (Colombia), che intendono la loro poesia come medicina, ma soprattutto ci sarà dal vivo Gary Glazner (USA) che dopo aver contribuito insieme a Smith (e altrə) a costruire il movimento slam americano è diventato un punto di riferimento mondiale dell’impiego della poesia per prendersi cura dei malati di Alzheimer. Altre ospiti provenienti dal mondo slam sono la Racca, Fisco, Margaglio, Giordano, Davide Fant insieme a medici, psicologhe, psicoterapeutə, pedagoghi, docenti universitari/e, espertə di poesiaterapia. Il tema di discussione sarà anche questo: una volta che una persona sale sul palco e sfoga il suo dolore, oppure lo scrive a te in un corso di scrittura poetica, che cosa ne fai di tutto questo dolore? Come aiuti questa persona? 27-30 novembre 2025, Festival Internazionale di Poesiaterapia, c/o PoesiaPresente, Ospedale di Vimercate, Heart – Galleria d’Arte di Vimercate.

Chiudiamo questo viaggio verso il nuovo: progetto tuo recente è quello delle Olimpiadi della poesia, puoi parlarcene? E più ampiamente, c’è altro che bolle in pentola?

Per creare la LIPS prima devi sognarla, devi essere disposto a sognare in grande, così tanto in grande che ti sarà impossibile non fallire. E infatti anche la LIPS in qualche aspetto ha fallito. Io in molti aspetti ho fallito. Se ti poni obiettivi dove è certo che non fallirai significa – dice Sadhguru, mistico e yogi indiano – che ti sei posto piccoli e facili obiettivi. Quindi crescerai poco. Le Olimpiadi della Poesia sono forse il mio più grande sogno maturato ad oggi: costruire in tre anni (2025-2028) la più grande comunità poetica mai realizzata ad oggi. È certo al 100% che fallirò, carissimə di Mille Gru (lasciatemi citare su questo progetto almeno Simona Cesana, Gaia Croce, Simonetta De Donatis, Giacomo Nucci, Fernanda Tedesco e Anna Castellari) su qualche aspetto falliremo, questa certezza spero faccia lavorare tuttə noi con distesa e ben fondata serenità. I semi sono stati messi nel maggio 2024 ma il progetto lo abbiamo sviluppato nell’anno scolastico 2024-2025 e si completerà con le Finali nel gennaio 2026 al Teatro Manzoni di Monza davanti con 850 persone a comporre un pubblico che sarà super protagonista. Quest’anno abbiamo coinvolto più di trenta scuole di Monza, di ogni ordine e grado, ognuna delle quali porterà le proprie campionesse e campioni d’Istituto di cinque diverse specialità: 1- Haiku, 2- Sonetto, 3- Poesia in versi liberi, 4- Poesia ad alta voce individuale (propria o altrui) 5- Poesia ad alta voce di gruppo (propria o altrui). In questa prima edizione, queste Olimpiadi della Poesia, le abbiamo riservate alle scuole di Monza (dalle scuole Primarie alle scuole per adulti), ma già dal 2026-2027 apriremo alle scuole di Monza e Brianza, ma anche ad alcune scuole rappresentanti di tutta l’Italia. Le scuole che aderiscono saranno supportate nel percorso con laboratori gratuiti e attività di tutoring. L’obiettivo finale è quello di creare un gruppo coeso che piano piano diventi una vera e propria Comunità poetica italiana. Olimpiadi della Poesia, è infatti un progetto intergenerazionale, organizzato da Mille Gru APS e PoesiaPresente – Scuola di Poesia in collaborazione con il Comune di Monza, Assessorato Partecipazione – Pari Opportunità – Giovani, e con il contributo di Fondazione Monza e Brianza.

Mi chiedi infine “cosa bolle in pentola ancora”? Come poeta performer sta uscendo il video dello spettacolo Umanimale (Capitoli 1-4), realizzato con sei musicisti di Alice nella città (Castelleone – CR) e un cameo di Stefano Goldaniga (la regia è di Marta SOS). Sul fronte slam, con la Finale LIPS Under 20 di questa estate 2025, ho chiuso con tutte le mie silenziose cariche svolte nella LIPS e per la LIPS. Mi sono congedato da coordinatore dei Campionati di Improslam individuale e a squadre, e coordinatore U20 per la Lombardia. Ma resto nella LIPS Family, anche se sempre più dietro le quinte, continuando il lavoro culturale che serve fare: sono tre i libri che sto scrivendo legati allo slam. Tra il 2025 e 2026 vedranno la luce. Uno sarà incentrato sul RRPS e lo sto realizzando con l’artista Marta SOS. Poi finalmente sta per uscire anche il libro di Viola Margaglio, nella collana Quaderni slam a cura di Eleonora Fisco. Mi pare bello finire questa intervista con queste due notevoli figure del movimento slam italiano. A loro aggiungo almeno un pensiero al collettivo romano WOW – Incendi Spontanei, che ho fondato nel 2018 con Giuliano Logos e Valerio Santori. Dopo l’European Poetry Slam Championship del 2022 che abbiamo organizzato a Roma, sono rimasto nel gruppo solo come membro onorario, ma questo è un collettivo davvero straordinario. Ad esempio, quando affermano nella stagione 2025 che “Poetry is BRUTAL” capisci che sanno prendere posizione, sanno fare cultura e controcultura. Sanno che non basta sbattere la porta, per fare un grande slam!